Boulevard to Florentis: il whisky toscano prende Firenze e guarda già a Parigi
Boulevard to Florentis: Firenze brinda al whisky toscano
Firenze non è soltanto la città del Negroni. Adesso è anche la città dove il Boulevardier trova una nuova identità tutta contemporanea, tra whisky toscano, visioni urbane e cocktail che raccontano storie.Si è conclusa infatti la prima edizione di Boulevard to Florentis, la cocktail competition ideata da Florentis e dedicata alla reinterpretazione moderna del grande classico a base whisky. La finale è andata in scena durante la Florence Cocktail Week 2026 all’interno di una location ancora segreta, ma destinata a diventare la futura casa della nuova distilleria urbana Florentis nel cuore di Firenze. Un teaser in piena regola di quello che sta per nascere dentro l’universo Winestillery.
La competition ruotava attorno al Boulevardier, cocktail nato negli anni Venti e storicamente legato alla figura di Erskine Gwynne. Un drink che molti considerano il “cugino whisky” del Negroni e che Florentis ha scelto come simbolo perfetto per raccontare il proprio progetto: costruire un nuovo immaginario attorno al whisky toscano e alla miscelazione contemporanea.
E non è un caso nemmeno il nome “Boulevard to Florentis”. Dentro c’è un filo che collega Firenze a Parigi, il Boulevardier ai boulevard francesi e i viali progettati da Giuseppe Poggidurante il periodo di Firenze Capitale. Un’idea che mescola urbanistica, viaggio e cultura del bere con un taglio decisamente più contemporaneo che nostalgico.Prima della finale fiorentina, il progetto aveva già attraversato l’Italia con una selezione culminata durante L’Eroica. Qui i bartender selezionati sono entrati ufficialmente nella squadra Florentis, vivendo una giornata tra strade bianche, territorio e distilleria, per poi presentare le proprie reinterpretazioni del Boulevardier direttamente tra alambicchi e botti.Sport, paesaggio e mixology: una formula parecchio distante dalla classica competition da bancone.
A conquistare la finale è stato Leonardo Bartolozzi del W Lounge c/o W Hotel Firenze con FULL CIRCLE, un cocktail costruito attorno a Florentis Super Tuscan Cask insieme a bitter bianco, vermouth dry e cognac infusi con mela, cannella e limone, liquore all’iris e acqua all’uva.
Un drink pensato come un viaggio narrativo tra Firenze, Francia e Stati Uniti. L’iris richiama la città gigliata, la mela porta idealmente a New York, mentre il dialogo tra vermouth dry e cognac strizza l’occhio al pineau des Charentes.
A chiudere il cerchio arriva il Florentis Super Tuscan Wine Cask: cuore del cocktail e destinazione finale del percorso.Grazie alla vittoria Bartolozzi volerà con Florentis a Parigi per partecipare al Whisky Live Paris.Tra i finalisti anche Alessio Lupo de Le Sirenuse di Positano — vincitore della semifinale — che realizzerà per Florentis un Boulevardier RTD in edizione esclusiva, Kevin Bettolini del Green Pub di Viterbo, Lorenzo Ghironi del Bolgheri Green di Bolgheri, Fabio Santoro di Enoteca Violetta c/o Hoxton Firenze e Alessio Baneschi del Bar Bertelli c/o Collegio alla Querce Firenze.
A giudicare la competizione una line-up decisamente heavyweight: Paola Mencarelli, Paolo Lavezzini, Angelo Canessa, Peppe Doria e Daniele Cancellara.
Il futuro? Una distilleria urbana nel cuore di Firenze
Boulevard to Florentis è stato soprattutto un primo assaggio di quello che arriverà presto in città: una nuova distilleria urbana dedicata alla produzione, alla ricerca e alla cultura del whisky toscano.“Questa nostra prima cocktail competition è stata una grande emozione che si è dipanata per tutto questo lungo viaggio e che per noi ha rappresentato il momento perfetto per sollevare il velo sul nascente nuovo progetto della distilleria. Il livello portato in scena dai finalisti ha lasciato tanto noi quanto la giuria davvero entusiasta, una competizione serrata che ha dimostrato — ancora una volta — che l’incontro e la condivisione tra luoghi e persone possono creare qualcosa di straordinario”, ha dichiarato il master distiller Enrico Chioccioli Altadonna.
E in effetti il punto sembra proprio questo: non limitarsi a fare whisky, ma costruire un linguaggio nuovo attorno al whisky italiano. Più urbano. Più culturale. Più vivo.