Il pos obbligatorio e i soliti dinosauri.

Foodclubberslun 12 dic 2022

di Luca Carbonelli

A proposito della questione POS.

Sinceramente è ora di smetterla e di adeguarsi. Anche se non lo volete. Anche se c'è qualcosa da pagare.

È vero, vi sono alcune app di pagamento che non addebitano commissioni agli esercenti. Vi sfuggono un po' di punti importanti però: queste app di pagamento prevedono transazioni solo tra utenti delle stesse app. Cioè, l'esercente che attiva una di queste app potrà ricevere denaro solo da utenti registrati all'app. E purtroppo o per fortuna non tutti le usiamo quelle app. In termini percentuali, su larga scala, direi nessuno rispetto ai circuiti tradizionali. Se domani io entrassi in un negozio e volessi pagare con carta, ma il negoziante ha attivato solo una di quelle app e non un pos, non potrò pagare. Ora, se lui mi regala il prodotto o il servizio, bene; altrimenti mi sta creando un disagio.

Io ne faccio una questione di comodità: certe app sono esclusive. Il pos è inclusivo.

È molto semplice. Tutti hanno un bancomat o una carta di credito. Pochissimi hanno quelle app. Su 100 persone che vorranno pagare in modo digitale nel negozietto, 99 lo faranno con carta o bancomat, 1 con quelle app. Gli esercenti potrebbero anche tutti attivarle quelle app, è comodo e gratuito. Non è affatto questo in discussione, anzi. Il punto è che non occorre convincere gli esercenti ad attivarle, ma le persone a registrarsi. E le persone non si registrano a cose inutili. Doppioni di app che svolgono le stesse funzioni. Quando le usano lo fanno da clienti e non da esercenti. E ai clienti non importa se gli esercenti pagano commissioni o se vengono tracciati i loro pagamenti. I clienti vogliono solo pagare. E se hanno già una carta abbinata a un circuito digitale, difficilmente faranno una nuova registrazione ad un'altra app che per loro svolge le medesime funzioni. A meno che l'app non gli dia qualche vantaggio in più. Tutti abbiamo già il bancomat, una carta visa o mastercard, una carta di debito (postepay, o altre), un conto paypal (perché compriamo online). E sinceramente, alcune app sono totalmente inutili quando vestiamo le vesti di clienti.

Altro discorso è se facciamo girare denaro tra amici e parenti. E sinceramente è anche ora di finirla con la storia del caro tariffe a beneficio delle banche. Certo, tutti vorremmo che le transazioni fossero gratuite. Alcuni istituti già le offrono gratuite al di sotto di una soglia minima di pagamento. È che a prescindere dalle tariffe, nel 2022 non si può invogliare i commercianti a non introdurre il pos perché poi saranno loro a perdere clienti. Quindi, a lungo andare, l’alternativa al pos non sono quelle app inutili ma la chiusura dell’attività, non tanto per le multe che potrebbero affibbiare ai commercianti ma per il rifiuto dei clienti di essere obbligati al pagamento in contanti da parte di esercenti ignoranti o incapaci di cambiare un canale del proprio business model (magari ne avessero uno).

Svegliatevi!

Le attività commerciali che sono più cresciute negli ultimi 20 anni sono quelle che vendono online. Online i pagamenti sono tracciati da sempre. I metodi di pagamento ambigui: transazioni non sicure con passaggio di denaro su carte di debito prepagate tra clienti e fornitori, ecc. sono stati eliminati da subito. E sono stati i clienti stesso ad imporre una fisiologica eliminazione dopo le prime truffe dovute appunto al non tracciamento delle operazioni. Le commissioni per gli acquisti online ci sono sempre state il 3,4% attraverso paypal, ossia il metodo di pagamento riconosciuto più sicuro online che, in più addebita anche un costo fisso per ogni transazione (dovrebbe essere ancora pari a 0,35€). I costi di commissione dei pos sono nettamente inferiori. E sinceramente, con 20 anni di ritardo, tutte queste menate dei soliti che, invece di capire dove vanno il mercato e la società attraverso il progresso, si fermano a contare i centesimi invece di analizzare i costi e saper ricalcolare i prezzi di vendita, hanno stancato. Sono diventati proprio anacronistici.

Sono coloro che da 20 anni, creano disagi a tutti quelli abituati a comprare online e che si vedono rispondere cose tipo "non può pagare con carta, abbiamo il terminale guasto" o "il pagamento minimo per la carta è 30€", o altre cose che meritavano denuncia diretta da ben prima di ieri, da 20 anni direi. Seriamente: svegliatevi. O almeno non lanciate messaggi pericolosi per i commercianti che già sono alla frutta. E per favore, siamo nel 2022, non si cammina più coi 10€ di spicci in tasca.

Che poi quello è tutto collegato: pensate a come tendenzialmente è sempre stato il livello della digitalizzazione commerciale (e-commerce) in Italia.

Ecco, ora chiedete a quelli che si lamentano ancora del pos se hanno mai venduto qualcosa online. Chi è abituato a vendere online paga da sempre le commissioni per i pagamenti digitali (paypal), che sono almeno tre volte maggiori rispetto ai circuiti pos.

Ora, i commercianti che si lamentano sono poi, paradossalmente, tanti di quelli che hanno anche imparato a comprare online dall’inizio della pandemia, prima per necessità e poi perché si son resi conto che possono trovare tutto più comodamente e talvolta anche a prezzi più convenienti. Gli stessi, quando trovano i prezzi più convenienti online chiamano mariuoli agli esercenti di vicinato, da cui avevano comprato fino a poco prima.

Quindi, tralasciando il costo delle commissioni dei pagamenti digitali, che veramente è qualcosa di cui già solo discuterne è fuori dalla realtà, probabilmente, la domanda può essere un’altra. Considerando che online si possono trovare (non solo da Amazon) gli stessi prodotti a costi inferiori a quelli che vendete nel negozio, e considerando che online le commissioni sui pagamenti sono superiori a quelle che paghereste voi col pos:

“Quanto cazzo vulite guadagnà su ogni cazzo di prodotto che vendete (non essendone neanche i produttori) nella puteca?”

Secondo me i commercianti stanno tanto arrabbiati per questa cosa dei pagamenti digitali perché, a parte che non possono più evadere, si stanno rendendo conto che i prodotti non li sanno vendere: erano abituati che aprivano bottega e la gente entrava, pagava e li arricchiva. Ora invece, tra la crisi, i nuovi costi delle innovazioni, e una maggiore cultura d’acquisto dei clienti, forse hanno capito che per continuare ad arricchirsi c’è bisogno che si aggiornino e che lavorino un poco un poco di più, offrendo alle persone ciò che vogliono e come lo vogliono, e non ciò che gli si vuole imporre.

Ecco, l’ho detto.

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