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WINE DISASTER No.3 - Wine list da incubo

Una raccolta di 10 casi eclatanti che dividono il mondo del vino. Nr.3 Wine List

WINE DISASTER No.3 - Wine list da incubo

Design, moda e creatività: I locali della nostra epoca sembrano più adatti ad uno stilista che ad uno Chef.

Slogan del nuovo concetto di ristorazione, ogni minimo aspetto è curato come ad elaborare il proprio abito su misura, eppure, quando ci ritroviamo a visionare la carta dei vini, l’outfit del locale può diventare un pungo in un occhio.

Perché così poca importanza è destinata alla famigerata WINE LIST?

Sicuramente perché il processo di evoluzione che ha attraversato anche il segmento ho.re.ca predilige l’importanza del bello e trendy a discapito della primordiale funzione del mangiare e bere. Così, il vino, da attore protagonista viene deriso nella sua nuova parte da comparsa, esponendosi imbarazzato tra le immancabili bottiglie di Supertuscan e griffe del Piemonte.

Che poi, quel Sassicaia tra polvere e legno, cosa ci fa in un locale che propone il pranzo a 10 Euro bibita inclusa? Esclusa l’ipotesi di complemento d’arredo ultra-luxury, la risposta appare scontata.

Tra cucina e sala c’è ancora scarsissima competenza in materia enoica e, nonostante il vino sia presente ad ogni sacrosanto pasto all’italiana, ci siamo spesso fermati alle immediate conoscenze regionali con qualche “flash” per sentito dire.

Dettate dalle mode, dagli agenti azzeccagarbugli o da crisi identitarie, eccovi la Top5 delle carte vino da incubo:

  • Al primo posto i bipolari: coloro che alternano a soffici menu rilegati in pelle l’A4 tagliuzzato contenente l’elenco dei vini: qui, come da file Excel, la colonna 1 è per i vini e la colonna 2 per i prezzi. No informazioni, no emozioni, altro che vino poesia della terra come recitava il poeta!
  • Secondi, ma non per ordine d’importanza, sono i maldestri: quelli che non hanno mai capito che “le dimensioni contano”. Non c’è più tempo per la scusa del “non ho magazzino” o “il cliente non lo capisce”, dalla 375ml, ai vari dosatori, all’ordine minimo giunto all’opzione di acquisto per singola bottiglia, ogni attività ha la sua buona ragione per implementare l’abbinamento alle proprie pietanze ed ampliare l’offerta al calice.
  • Gli accumulatori seriali: il vino è pur sempre rientrato nella categoria “moda” e questo beffardo richiamo potrebbe far scattare il caso opposto al precedente, scatenando pericolose sindromi di megalomania. Evitiamo quindi di cadere nell’eccesso, non c’è bisogno di inserire nella propria carta più versi dell’Antico e Nuovo Testamento messi insieme. Si sa, il troppo storpia, e poi, risulta tanta fatica inutile se alla fine vogliamo solo che il cliente ci dica “fai tu”.
  • Restando sul tema modaiolo, il menu da fashion victim: lo apri, cominci a sfogliarlo e dalle prime sezioni lo capisci subito. I soliti noti, le stesse etichette e gli stessi identici brand dettati dal momento e da quel volpone dell’agente che, dalla pizzeria al ristorante, hanno omologato un copione di cui conosciamo il finale già dall’inizio. Il fattore WOW? Forse lo hanno smarrito al Cash&Carry.
  • Chiude la classifica la sua antagonista, la collezione controtendenza: odiosa in egual misura in quanto partorita da un sostenitore repellente della sua corrente wine snob, più o meno un radical-chic delle vigne. Estremista nella propria concezione di vino e repulsivo verso ogni qualsivoglia forma di Brand, il collezionista di vini rari, spesso naturali, tende ahimè ad imporre la propria ricerca e filosofia, ghettizzando larghe fasce di produttori e consumatori, un vero peccato a pensarci bene!

Siamo quindi in balia di un manipolo di incompetenti e approfittatori, oppure è questo un campanello d’allarme per un sistema privo di supporto? Assolutamente, tant’è che non si vuol puntare il dito sulla categoria dei ristoratori, bensì si vuol denunciare il totale disinteresse di una folta frangia di professionisti preposti a tutela e valorizzazione della materia vino. Persone assuefatte dal proprio individualismo che il vino lo consigliano e magari lo vendono, ma non lo amano, non lo fanno amare e probabilmente non lo hanno mai bevuto.

WINE DISASTER No.3 - Wine list da incubo

Una soluzione immediata? Caro Sommelier, hai ricevuto un’educazione in tal senso, serve il tuo aiuto per il bene del Paese.

È giunto finalmente il momento di partecipare, trasmettere e condividere le tue esperienze, dal ristorante sotto casa a quello che segui sui social. Specie in questo clima di generale sofferenza, riponi nel cassetto la spilletta e contribuisci alla ripresa della ristorazione, partendo dalla carta dei vini.

In fondo, facendo così aiuterai altre persone grazie al vino e sai benissimo, il vino è il più grande segno di civiltà dell’uomo.

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