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"Criticano il delivery in pigiama, dal loro divano, mentre per noi è un'ancora di salvataggio" Fabio Tammaro, non le manda a dire.

"Criticano il delivery in pigiama, dal loro divano, mentre per noi è un'ancora di salvataggio" Fabio Tammaro, non le manda a dire.

"Criticano il delivery in pigiama, dal loro divano, mentre per noi è un'ancora di salvataggio" Fabio Tammaro, non le manda a dire.

Fabio Tammaro cuoco e patron del ristorante Officina dei Sapori a Verona non è certo uno che le manda a dire, ecco una sua riflessione schietta e sincera sui professori che dal divano giudica chi in queste ore sta tenendo botta e prova a puntare su quel poco di lavoro che riesce a fare per non crollare psicologicamente.

"Stamattina sto leggendo di tanti filosofi e professori della ristorazione lasciare il loro pensiero (non richiesto) sul delivery, che a quanto pare, è il nuovo diavolo da combattere.
Qualcuno addirittura ne prende pubblicamente le distanze, puntando il dito verso chi in questo momento, in mezzo a mille difficoltà, cerca di darsi da fare.
Magari scrivendo “io non lo faccio perché bla bla bla bla ma non sono contro, però sono più figo io perché in questo momento bla bla bla, ma non sono contro.”.
E lo fanno comodamente da casa, in relax, mentre sono in pigiama, indossando le stesse mutande per 3 giorni perché non hanno tempo per una doccia: tra un utile commento sull'ultima autocertificazione e una critica alla lentezza del governo. Proprio loro, che per scegliere una pizza il sabato sera, col cameriere piantato al loro fianco, impiegavano 45 minuti.
Per poi prendere sempre la stessa e dire “non è buona come l’ultima volta”. .

Volevo un attimino far capire una cosa a questi grandi chef che salvano vite umane con le loro cucine, che grazie a questo virus hanno subito l’ultimo stadio di mutamento che li eleva finalmente a DIVINITÀ DELLA RISTORAZIONE oppure, per gli amici, PROFESSORONI DELLE CUCINE INTERGALATTICHE:

• il delivery serve psicologicamente a noi imprenditori per aggrapparci a quel barlume di speranza in un momento difficile che ci ha privati di ogni cosa, economicamente e umanamente. Ma soprattutto ci ha provato di programmazione futura;

• è una cosa faticosissima e per nulla redditizia, spesso fatta in condizioni disagiate, in assenza di personale e con enormi difficoltà logistiche; se pensate che basti vendere qualche lasagna o qualche sugo pronto per diventare ricchi in questo momento dove siamo senza personale e con i creditori sul collo, non oso immaginare i vostri conti correnti;

• è una cosa momentanea, di questo preciso momento, perché il mercato sta cambiando velocemente sulle esigenze imposte dalla situazione; a breve ci sarà la “fase due” con locali SPECIALIZZATI ad offrire un delivery serio, completamente distaccati dai ristoranti “adeguati” a tal senso.
Adesso siamo ancora succubi del “sistema vecchio” che sta pian piano morendo.
Come tutto;

• è impossibile pensare che l’offerta di delivery SOSTITUISCA l’offerta di somministrazione dello stesso locale; le spese tra le due attività sono IMPARAGONABILI!
Non esiste purtroppo la proprietà commutativa nella ristorazione (se non la conoscete andate su Google che avete tempo, invece di sparare minchiate ai giornalai in crisi di articolo).

Il virus sta portando a tanti cambiamenti.
Per ora stiamo cambiando in peggio: siamo diventati tutti più esperti di tutto e più critici, incapaci di farci un esame di coscienza e di comprendere le difficoltà altrui.
Sinceramente pensavo che il peggio lo avessimo già raggiunto, ma come spesso accade mi sbagliavo.

Ora vi lascio che vado a preparare il pesce per stasera per i miei clienti, mentre aspettano che arrivi su di loro LA SANTA BENEDIZIONE DEI DEI DELLA RISTORAZIONE CHE VEGLIA SU DI LORO E CANCELLA TUTTI I PECCATI.

Liberateci dal delivery.
Amen.