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Fabio Tammaro e la gioia per la prima prenotazione post-covid: "Avrei voluto attaccare il telefono e scoppiare in lacrime"

Fabio Tammaro e la prima prenotazione post coronavirus, la gioia incontenibile di sentirsi di nuovo se stessi.

Fabio Tammaro e la gioia per la prima prenotazione post-covid: "Avrei voluto attaccare il telefono e scoppiare in lacrime"

Non potevamo non pubblicare questa riflessione ricca di gioia e speranza di Fabio Tammaro, chef e proprietario de "L'Officina dei Sapori" a Verona, mentre era impegnato a lavare il pavimento, sommerso dai soliti pensieri di questi giorni, arriva una telefonata inaspettata: "Vorremmo prenotare un tavolo per mercoledì". Un momento emozionante che spero quanto prima possiamo vivere tutti, per sentirsi vivi e uscire da questa bolla di paura e sconforto in cui siamo stati rinchiusi in questi mesi, per riprenderci definitivamente la nostra vita. Buona lettura.

Ho dimenticato un paio di volte la lavastoviglie accesa tutta la notte, quando lavo a terra non sempre spariscono le strisce (uso ancora troppa candeggina) e quando appiccico le etichette per l' asporto non sempre lo faccio in maniera precisa, perché magari ho la friggitrice piena, il forno che suona, il telefono che squilla o le tartare da battere.
Qualche ordine l' ho servito in ritardo e qualche telefonata l' ho persa, magari avevo le mani infarinate o perché ero a consegnare un asporto fuori alla porta del ristorante.

Ho chiuso il Ristorante Officina dei Sapori l'8 Marzo, prima che ce lo imponessero, perché temevo per la salute dei miei ragazzi e dei miei clienti.
Sono durato una settimana lontano dalla mia cucina.
Una settimana utilissima, fondamentale per farmi riprogrammare tutto.
E siamo ripartiti. Alla grande!
Mi sono dovuto distribuire in 150 mq di locale, su due brand differenti e opposti (uno nato in pieno COVID), occupando più ruoli e gestendo diverse postazioni.
In un clima surreale, fatto di scadenze sospese, di realtà scomparsa, di programmazione sgretolata e di nulla assoluto, come ne La Storia Infinita.
7 su 7.
No stop.

Ho vissuto la paura dei primi giorni di delivery, quando la gente ti evitava e i bollettini recitavamo migliaia di morti al giorno.
L' apprensione dei giorni seguenti, quando la gente ti chiamava anche da 50 km di distanza, rimanendo a debita distanza, sorridendo con gli occhi scoperti dalla mascherina.
La convivenza con il virus di questi ultimi tempi, dove quasi tutti telefonano all'ultimo minuti per ordinarti, preferendo il ritiro con annessa passeggiata in uno dei quartieri più belli di Verona.
Mi stavo quasi abituando, ve lo confesso, e probabilmente sentirò persino nostalgia di questi giorni in solitaria, in barca, a circumnavigare i meandri dell' Officina dei Sapori, dove l' unico rumore è il vento e il mare mosso.

Alle 19:45 circa di stasera, ero perso nell'organizzazione della serata, con il mio immancabile quadernino-raccogli-appunti e la radio a palla che ha l'arduo compito di zittire i miei pensieri.
Mentre pesavo i calamari, preparavo le scatole per il fritto, controllavo l'olio, battevo in anticipo gli scontrini e confezionavo i dolci in omaggio per i take away, squilla il telefono.
Alzo gli occhi al cielo, penso ad una bestemmia ma non la dico (in realtà l' ho detta sottovoce, nessuno l' ha sentita!), convinto che fosse l'ENNESIMO ritardatario che mi chiama e mi chiede "posso ordinarti per stasera"?!
Capita ogni giorno, ed io dico sempre di si, con un sorrissone a 32 denti e mezzo.
Ma non era lui.

"Buonasera, noi mercoledì vorremmo venire a cena da voi. Possiamo prenotare??"

Non ero più abituato. Ho iniziato a balbettare, non sapevo cosa dirgli.
"Mercoledì?! Ma quando? Ma come?? Ma PERCHE'?? Ma quanto ne abbiamo Mercoledì??? "


Il signore, gentilissimo, ha atteso per lunghissimi secondi la mia risposta.
"Ma in che senso?! - gli ho detto - cioè, vuole prenotare da asporto o un tavolo??" gli chiedo timidamente, quasi imbarazzato.
"No, vogliamo venire a cena, ci dica l'orario che vuole!".

Sinceramente l'istinto era quello di attaccare il telefono e scoppiare in lacrime, come un bambino.
Erano almeno due mesi che non raccoglievo una prenotazione.
Sembrerà strano, ma mi ero dimenticato come si faceva, ve lo giuro.

Questo Sabato sera, probabilmente l'ultimo in solitaria, avrà un gusto particolare.
Intanto, cercherò di non dimenticare la lavastoviglie accesa tutta la notte e di non lasciare le strisce a terra di candeggina, che quando ci cammini sopra appiccicano i piedi e pensi £&%)"=!)/
Anche se in fondo, spero che io la faccia ancora, ogni santo errore; sarebbe un peccato aver imparato proprio adesso che devo smettere di essere solo e posso finalmente contare sulla mia brigata...

Seguiranno notti insonni per il menù, litigi con la grafica, cambiamenti di programmi repentini e scelte abbastanza folli. Come sempre.
Ma non vediamo l' ora di annunciarvi la data della riapertura.
Non saremo tra i primi, ve l'ho detto ieri.
Ma vi prometto che lo faremo il prima possibile, col massimo della sicurezza e con la migliore accoglienza.
Perché anche questo periodo è una "meravigliosa esperienza da vivere".
Io lo so, l' ho fatto.

E poi c'è il mare.
Vuoi mettere???