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Gianfranco Vissani: "E' un calvario infinito, una grande vergogna. Come imprenditore sento il reale rischio chiusura della mia attività."

Coronavirus: L'Umbria potrebbe diventare zona arancione, Gianfranco Vissani teme la chiusura

Gianfranco Vissani: "E' un calvario infinito, una grande vergogna. Come imprenditore sento il reale rischio chiusura della mia attività."

Dall’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità si è delineato un quadro allarmante, con i servizi sanitari vicini al sovraccarico in tutte le Regioni italiane e non soltanto in quelle che sono diventate rosse o arancioni. Inevitabilmente la zona arancione si allarga e coinvolge altre 5 regioni italiane che si aggiungono a Puglia e Sicilia e che molto probabilmente verranno seguite a ruota da altre (vedi la Campania). Si tratta di Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo e Basilicata. E alla notizia dell’Umbria fa la voce grossa una voce già alta della ristorazione: è Gianfranco Vissani.

Chef Vissani ha detto: “"E' un calvario infinito ma soprattutto è una grande vergogna. Come imprenditore sento il reale rischio chiusura della mia attività.”

Il passaggio in zona arancione prevede infatti la chiusura totale di bar e ristoranti, che non sarebbe manco un problema -secondo Vissani- se però ci fosse un aiuto dallo Stato.

“Se ci venisse garantita la sopravvivenza delle nostre attività potremmo chiudere anche per mesi pur di tutelare la salute, ma così non è. Dallo Stato non arriva un euro!”

Vissani è deluso e arrabbiato, ed attacca ancora: “Abbiamo adottato tutti i dispositivi di sicurezza indicati, i ristoranti sono luoghi assolutamente sicuri, ma non è bastato e paghiamo il prezzo di scelte assurde, come quella di aver permesso la movida nelle grandi città in estate.” E prosegue ancora: “Chiudere di nuovo i ristoranti significa mettere in ginocchio anche tutte quelle attività collegate alla ristorazione, una su tutte le cantine”.

Ed il pensiero, come è ovvio che sia, va a tutto il mondo delle attività e delle persone che ruotano intorno alla chiusura di ristoranti e bar: “E non voglio immaginare quando i miei ragazzi, così come tutti quelli che lavorano nella ristorazione, prenderanno la cassa integrazione. Ci sarà gente che non arriverà a fine mese e sarà disperata.”

Vissani conclude con le tasse: “Arrivano tutti i mesi da pagare, quando invece andavano bloccate perché non si può immaginare che un'attività, su un anno, possa lavorare soltanto due mesi d'estate. Siamo la vergogna dell'Unione europea!!!”

Gianfranco Vissani si unisce al coro dei grandi nomi della cucina mondiale che non ci stanno più, che non possono tollerare che a calpestare il loro lavoro sia la superficialità più che il virus.