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Niente uova e colombe dai pasticceri artigiani, Confartigianato: danno di 40mln per 1.618 pasticcerie piemontesi

Niente uova e colombe dai pasticceri artigiani, Confartigianato: danno di 40mln per 1.618 pasticcerie piemontesi

Niente uova e colombe dai pasticceri artigiani, Confartigianato: danno di 40mln per 1.618 pasticcerie piemontesi

Niente uova, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali. Ne vieta la vendita un’interpretazione governativa del Dpcm dell’11 marzo 2020 in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19, in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività.

Secondo Confartigianato, lo stop alla produzione e vendita delle pasticcerie rappresenta un’assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione, ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari.

Il lockdown di colombe, uova e dolci tipici pasquali determina in Piemonte perdite per 40 milioni di euro in un mese, che si scaricano su circa 1.600 pasticcerie e gelaterie, di cui 1.200 sono imprese artigiane, circa il 76% del settore.

La chiusura delle pasticcerie durante le feste pasquali determina un pesante danno economico e pesa sulla competitività del sistema delle micro e piccole imprese che realizzano un prodotto di pasticceria artigianale di elevata qualità.

È colpita dal lockdown la vendita diretta della pasticceria artigianale, a vantaggio dei prodotti venduti attraverso il canale della distribuzione commerciale, coinvolgendo in Piemonte 1.618 imprese di pasticceria e gelateria nelle quali lavorano 4.780 addetti, un settore caratterizzato da un’elevata vocazione artigianale, con circa 1.200 imprese artigiane, che si stima rappresentino il 76,4% del comparto.

L’incrocio dei dati strutturali di fatturato per addetto del settore, dell’occupazione del settore e della distribuzione delle vendite mensili rilevata dalle imprese del sistema Confartigianato, consente di stimare in Piemonte 34 milioni di euro la perdita di fatturato nel mese di aprile, concentrato nelle mancate vendite dei dolci legati alla ricorrenza di Pasqua.  Ai mancati ricavi si aggiunge la perdita, valutabile in 7 milioni di euro, determinato dal deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per il periodo pasquale e dal parziale utilizzo legato all’imprevista chiusura resa necessaria per limitare i contagi da Covid-19.  Con la somma dei due effetti, si scarica sulle 1.618 imprese della pasticceria piemontese un danno economico di 40 milioni di euro.

“Il problema più impellente per le nostre imprese è la liquidità – conclude Felici – Per questa ragione, è fondamentale che vengano rinviate le scadenze fiscali di aprile e che ci sia l’adeguato finanziamento degli ammortizzatori sociali. Ma soprattutto vanno messe in campo risorse immediatamente accessibili alle micro e piccole imprese”.