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Ristoranti chiusi dalle 23 (se non alle 22) nel prossimo decreto? Ingiustificata punizione.

Nel nuovo DPCM i ristoranti paragonati alla movida e obbligati alla chiusura per le ore 23

Ristoranti chiusi dalle 23 (se non alle 22) nel prossimo decreto? Ingiustificata punizione.

Ristoranti chiusi dalle 23 nel prossimo decreto? Ingiustificata punizione.

Senza voler sottovalutare il crescente numero di casi nel nostro paese, bisognerebbe analizzare lo scenario con lucidità e attuare misure, si di contenimento, ma non di distruzione dell'economia di attività già sull'orlo del baratro e che provengono da mesi difficili.

Oggi le terapie intensive delle varie regioni si sono svuotate ed è ovvio che non bisogna attendere che si riempino di nuovo per intervenire, ma provare a trovare una via media che consenta controllo ed efficienza sarebbe consigliabile per il benessere attuale e futuro del paese.

L'ipotesi paventata, che trapela in queste ore sul prossimo decreto, sulla possibilità di obbligare alla chiusura bar, ristoranti e pizzerie alle ore 23 se non alle 22 è totalmente sbagliata. Perché sarebbe un'ingiustificata punizione?

Perché in questi mesi le attività di ristoro hanno dimostrato di saper accogliere i clienti in sicurezza mostrando un livello di organizzazione e gestione dei flussi lodevole, di saper stare alle regole. Ad oggi, nonostante il monitoraggio e tracciamento dei commensali, non si hanno notizie di focolai da coronavirus esplosi al ristorante, il comparto della ristorazione andrebbe incoraggiato e non definitivamente affossato dopo mesi di magra forzata. Attività che per seguire le giustissime norme sul distanziamento sociale hanno più che dimezzato i loro coperti e quest'ora serale in più, per gestire il ricambio dei tavoli e un secondo turno di servizio, risulta essere FONDAMENTALE.