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Roberto Calugi (Fipe) in Parlamento: "Ristorazione al collasso, le misure messe in campo non adeguate"

Roberto Calugi, Direttore Generale Fipe, interviene durante l'audizione in Parlamento in merito alla crisi economica

Roberto Calugi (Fipe) in Parlamento: "Ristorazione al collasso, le misure messe in campo non adeguate"

Bar, ristoranti, ristorazione commerciale e collettiva, catering, discoteche, stabilimenti balneari e tutto il comparto dei pubblici esercizi è il settore che sta vivendo più di tutti la crisi dovuta all'epidemia di COVID-19. La stima delle perdite generali è pari a 34 miliardi di euro. Rischiano di fallire 50.000 imprese generando perdita di posti di lavoro fino a 350.000 unità. "Perdonatemi se tradirò rabbia ed emozione, ho un grandissimo senso dello Stato, ma il settore che rappresento è al collasso, il più colpito in termini economici da questa emergenza e dal modo, fallimentare, in cui è stata gestita", così inizia l'intervento, in audizione alla Camera dei Deputati, di Roberto Calugi, Direttore Generale Fipe, che non trattiene il disappunto su come, in queste settimane, il Governo sta correndo ai ripari per far fronte alla crisi economica. "Ad oggi non esiste alcuna indicazione chiara rispetto alle modalità che verranno richieste. Si è parlato di plexiglass, di due o più metri di distanza, di tute, occhiali protettivi, guanti, di sanificazioni più o meno certificate, di spazi minimi vitali e ovviamente di mascherine. Le aziende sono state lasciate nella confusione più totale, alla quale ha contribuito un’imbarazzante complessità normativa fra Stato centrale e Amministrazioni regionali.
Non sfuggirà che individuare i vincoli operativi che dovranno essere adottati dalle imprese nella fase di riapertura, è decisivo per comprendere i possibili i parametri di redditività delle stesse. E’ verosimile, soprattutto nella fase intermedia, che la gestione sarà in perdita, antieconomica, rendendo necessario un supporto pubblico per evitare ulteriori fallimenti".

Riportiamo la sintesi dell'intervento suddiviso in problemi e proposte:

I problemi
In sintesi quindi:
a. Gli ammortizzatori sociali non sono stati ancora erogati, comportando la necessità, per molte aziende, di anticipare le risorse ai lavoratori;
b. L’imposizione fiscale è stata posticipata e sin qui non si è intervenuti sull’abbattimento dell’ammontare dovuto;
c. Gli affitti sono stati trattati limitatamente al mese di marzo, con credito di imposta e nulla è stato fatto ancora per gli altri mesi;
d. L’accesso al credito previsto con il D.L. “Liquidità”, almeno sin qui, si è rivelato complicato e non all’altezza degli annunci in termini di iniezione massiccia ed immediata di risorse;
e. Si tratta comunque di un finanziamento, oneroso, da rimborsare in un tempo limitato;
f. Inspiegabilmente si è ritenuto, senza coinvolgere alcuna Associazione, di ritardare fino al primo giugno la ripresa almeno parziale delle attività;
g. Mancano ancora chiare informazioni sulle risorse che saranno messe a disposizione delle imprese e degli strumenti che potranno concretamente essere messi a disposizione;
h. Non sono pervenute modalità chiare dei requisiti necessari da rispettare per la “fase 2”, mentre per alcuni settori, come l’intrattenimento, manca addirittura una prospettiva credibile di riapertura.

Le proposte
Per questo, pur non essendo oggetto della conversione del DL n.23/2020, riteniamo importante sottolineare con forza come sia urgente ed indifferibile dare seguito alle seguenti richieste della categoria:
• Contributi fondo perduto per i Pubblici Esercizi parametrate alla effettiva e documentata perdita di fatturato;
• Moratoria sugli affitti/affitto ramo di azienda e sulle utenze: compensazione per il periodo di chiusura e per il periodo di ripartenza;
• Cancellazione pro quota dell’imposizione fiscale, come Imu, Tari, tributi per la concessione del suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi pandemica;
• Prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per mantenere i livelli occupazionali ;
• Deroga all’occupazione di spazi all’aperto per favorire il distanziamento sociale e permettere agli esercizi di lavorare;
• Un piano di riapertura con modalità certe e sostenibili, con il coinvolgimento degli operatori del settore.