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Streetfood: perdite per oltre 1 miliardo di euro

Il comparto del cibo di strada spera di ripartire con le proposte di Alfredo Orofino del Festival Internazionale dello Street Food

Streetfood: perdite per oltre 1 miliardo di euro

Distanziamento sociale, divieto di assembramenti, eventi annullati, rimandati o snaturati. Se il settore della ristorazione in sala, con coraggio e massima prudenza, tenta di ripartire, il comparto del cibo di strada si sente totalmente dimenticato dalle istituzioni. Testimone del disagio, ma anche di possibili eventuali soluzioni, è Alfredo Orofino, imprenditore, ideatore e organizzatore del Festival Internazionale dello Street Food.

"Ad aprile le perdite erano state quantificate intorno ai 200 milioni di euro, ma considerando il numero di eventi andati perduti negli ultimi due mesi, arriviamo a una cifra che oscilla tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Il tutto senza contare la merce andata a male o vicina alla scadenza: se includiamo anche questo fattore la perdita diventa ancora più ampia."

In Italia sono circa 25mila le aziende che si occupano di somministrazione itinerante, inserite nella stessa categoria degli ambulanti, ma con esigenze totalmente diverse da chi opera nei mercati. Le misure non sono riuscite a tenere a galla i lavoratori di questa categoria. "Parliamo soprattutto di lavoratori con partita Iva e piccole imprese spesso a conduzione familiare -  ha sottolineato Orofino - Il bonus da 600 euro e gli aiuti a fondo perduto non hanno certo risolto il problema, anzi, soprattutto in merito alla seconda misura, si tratta di aiuti condizionati da molta burocrazia, difficili da richiedere e ancor più complicati da ottenere. Il problema non sono i soldi, ma la burocrazia: neanche le banche sanno come comportarsi, si parlato molto di sburocratizzare, ma decreti da centinaia di pagine non hanno certo alleggerito una situazione già disastrosa. Soltanto il circuito del Festival Internazionale dello Street Food conta circa 100 eventi, una dinamica che crea di fatto un grande movimento economico, che riguarda un vasto indotto, dagli operatori agli alberghi, dalla pubblicità al suolo pubblico, fino alla manovalanza e al personale che poi viene effettivamente impiegato in questi eventi. Una serie di micro e macro strutture che di questo passo andranno inevitabilmente a morire."

L'ideatore dell'evento itinerante ha avuto un'idea con la quale poter tentare la ripartenza: "Si tratta del progetto “International Street Food Take Away”, una proposta che può inserirsi in questa fase 2. La creazione di un mercato temporaneo di circa 10 giorni, in cui far sostare in uno spazio delimitato tra i 7 e i 10 operatori, ognuno con una diversa tipologia di cucina, distanziati tra loro di almeno tre metri, che potrebbero somministrare le pietanze da asporto ai clienti, mantenendo così le distanze di sicurezza e ovviamente utilizzando tutti i dispositivi di protezione. File e assembramenti potrebbero inoltre essere evitati grazie alle prenotazioni tramite app o telefono, o con la consegna a domicilio degli ordini. Stuart agli ingressi, dispenser di liquido igienizzante, dispositivi di protezione per gli operatori e luoghi adatti. In Italia esistono un'infinità di location idonee a questo genere di iniziative, ma purtroppo, nessuno ci prende in considerazione. Molti operatori con licenza di somministrazione itinerante - ha aggiunto Orofino - hanno chiesto ai propri Comuni di potersi 'piazzare' in alcune zone della città, ovviamente quelle con caratteristiche adeguate a questo genere di attività. Ma la risposta è sempre stata 'no'. Il motivo? Mancano delle linee guida e delle indicazioni precise, inoltre l'attuale normativa, che le amministrazioni dovrebbero modificare, concede ai somministratori itineranti di sostare per massimo 1-2 ore in un posto. Un'ipotesi improponibile, ma che potrebbe essere bypassata semplicemente con delle deroghe da parte dei Comuni."

La politica starebbe muovendo i primi passi per far fronte alle richieste della categoria. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, sta dando voce alla drammatica situazione: "Un altro settore investito dalla crisi economica dovuta all'emergenza Covid è il 'cibo di strada', il cosiddetto 'street food', rappresentato da 25mila operatori - cuochi, chef, pizzaioli, artigiani e professionisti del gusto - che da anni portano nelle piazze italiane l'eccellenza del made in Italy, accostandola a un'idea di comunità e di sano intrattenimento all'aria aperta. Va scongiurata la chiusura di questo settore - ha aggiunto Rampelli - che può conoscere in una nazione squisitamente mediterranea la sua consacrazione. La perdita di posti di lavoro e il fallimento di tante piccole imprese della ristorazione produrrebbero un rallentamento nello sviluppo di questa novità del cibo di strada di qualità che è cresciuto a dismisura in pochi anni. Il governo intervenga attivando contributi a fondo perduto per gli operatori, l'azzeramento degli oneri fiscali per l'anno in corso e misure per snellire gli adempimenti burocratici."

Rispondono alle richieste di Orofino anche il deputato Alessandro Giglio Vigna e il senatore Manuel Verscovi, entrambi della Lega, che hanno presentato un'interrogazione parlamentare: "Oltre alla domanda di contributi a fondo perduto e l'azzeramento degli oneri fiscali per l'anno in corso, ciò che è più urgente, sottolinea la categoria, è la semplificazione burocratica. Ulteriori richieste per rimettersi in cammino sono: tempi rapidi per la risposta dalle amministrazioni quando si chiede un permesso per un evento (ora è di 30/60 giorni); deroga per la stanzialità (la licenza itinerante prevede al massimo due ore di sosta in un punto); concessione per essere inseriti anche nelle aree mercatali ed istituzione e concessione gratuita di un'area centrale della città adibita al cibo di strada con le norme in vigore."

Con chiarezza e speranza Orofino chiude la sua riflessione così: "Noi vogliamo ripartire, creare una continuità lavorativa e impedire che queste piccole aziende chiudano per sempre. Se ci saranno degli aiuti li prenderemo, perché ne abbiamo bisogno, ma la nostra priorità è poter tornare a lavorare. Quello che auspico, è che venga spesa simbolicamente una lacrimuccia anche per noi e che chi prende le decisioni si metta una mano sulla coscienza. Vogliamo tornare a vivere, perché la nostra vita è fatta di strada e ristorazione."