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Adolfo Scuotto: "E' come se davanti alla nostra azienda ci fosse un grosso tappo"

Adolfo Scuotto di Tenuta Scuotto fa il punto della situazione sul mondo del vino

Adolfo Scuotto: "E' come se davanti alla nostra azienda ci fosse un grosso tappo"

Adolfo Scuotto è il direttore marketing dell’azienda vinicola di famiglia Tenuta Scuotto.

Lo abbiamo raggiunto per provare a capire come l'enologia sta vivendo questo periodo di stop forzato, che ha messo in ginocchio l'Ho.Re.Ca, settore strategico per Tenuta Scuotto, considerando che i loro vini confluiscono proprio sulle tavole della ristorazione.

Buongiorno Adolfo, prima di tutto come stai e dove sei?

Sono in casa con la mia famiglia...poco male, d'altronde, per un globetrotter come me. In azienda stanno tutti bene e possono lavorare con tranquillità nell'osservanza degli attuali protocolli di sicurezza. L'attività in vigna prosegue con i ritmi di sempre dovendosi oltretutto confrontare con gli andamenti climatici assolutamente insoliti per il periodo, caratterizzati da sbalzi termici che interrompono i cicli naturali.

Come stai vivendo questo periodo di STOP forzato?

Con dei sentimenti assolutamente contrastanti tra loro: Paura per la salute di ciascuno di noi, ma anche con il Coraggio di chi non si arresta nella sua attività. Impotenza per le restrizioni e le relative ripercussioni economiche, ma anche con l'Ironia di chi cerca di esorcizzare questi momenti con battute e qualche post esilarante sui social. Non faccio sopraffare nessun sentimento, in modo da essere sempre io, nei limiti del possibile, a controllarli nel loro avvicendarsi. In questo momento, se perdessimo il controllo e la lucidità, finiremmo per peggiorare ancora di più la situazione,

Come giudichi l'impatto dell'emergenza Covid sulla tua attività?

Devastante !! Quando penso alla mia attività non riesco a decontestualizzarla dal settore più ampio del Turismo, della ristorazione e dell'accoglienza in generale. Le sorti di un'azienda come la nostra, non presente nella GdO e né su grandi piattaforme di e-commerce, sono legate a doppio filo a quelle del canale HO.RE.CA. Il 13% del Pil (240 mld e 2 milioni di addetti) del nostro paese è a rischio con cali stimati del comparto tra il 60 e l'80%, come lo sono anche i 250 mila posti di lavoro costituiti principalmente da occupati stagionali in strutture che contano ad oggi un tasso di sospensione attività pari al 92% (tutti praticamente) e che potrebbero verosimilmente non rinnovare gran parte di quei contratti. Situazione fotocopia per i 300 mila punti ristoro che si sono dovuti adeguare alle disposizioni centrali e locali di chiusura o di limitazione all'esercizio esclusivo dell'attività di delivery: Risultato?! Una perdita di 7 mld solo nel primo trimestre. Peccato anche perché soprattutto nel Centro-Sud la ristorazione aveva registrato un incremento non trascurabile di fatturato nel 2019 rispetto al 2018 (circa il 6%).

Se a questa situazione oggettiva, aggiungiamo le dichiarazioni assolutamente superflue e fuori luogo (cit. <<Non prenotate ancora le vacanze estive») di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, allora le prospettive di ripresa saranno ancora più lunghe.

Quindi come state reagendo? Quali soluzioni riesci a immaginare?

Una situazione come quella attuale, era assolutamente imprevedibile. Gli analisti finanziari le danno il nome di Black Swan (il cigno nero). Non esistono strategie di Recovery pianificate, ma solo strategie emergenti. Quasi come in un gioco sadico, il virus ci ha colpito proprio nel periodo più delicato per una azienda vinicola. Nel periodo in cui stavamo smaltendo ancora le annate precedenti ed eravamo pronti ad imbottigliare le nuove (ora già imbottigliate). Dal punto di vista delle vendite in questi due mesi scarsi, si registra in condizioni di normalità il 30/35% del nostro fatturato. Risultato?? E' come se davanti alla nostra azienda ci fosse un “grosso tappo” impedendo la fuoriuscita di bottiglie e determinandone un vero e proprio intasamento: cioè produciamo, imbottigliamo e stocchiamo , ma non partono ordini. Anche una strategia di diversificazione territoriale, come quella messa in campo dalla mia azienda, non ci ristora dall'impatto devastante ed assolutamente planetario di questa pandemia. Su 15 mercati esteri serviti e riforniti abitualmente in questi periodi, nel mio caso hanno risposto (anche se in maniera più contenuta), solo 3. Posso senz'altro affermare che in un economia come quella che stiamo vivendo (al di là del fenomeno Coronavirus assolutamente eccezionale), non abbia più giustificazione strategica l'approccio monocanale e monoprodotto (tranne che in rarissimi casi). Pensiamo anche ai modelli di vendita che devono necessariamente essere lo specchio riflesso dei modelli di acquisto. Cambiano i secondi, dovranno adattarsi i primi e viceversa. Mercato off-line ed on-line coesistono già da tempo, coerentemente con le scelte che stanno alla base dei rispettivi modelli di business. Il cliente che si reca nel punto vendita, a parità di prodotto, è intenzionato a soddisfare altri tipi di bisogni nella sua customer journey. Bisogni che possono variare anche a seconda delle circostanze e/o delle occasioni d'acquisto. Non esiste il cliente on-line ed il cliente off-line, esiste il CLIENTE e basta. Il cliente on-line, ad esempio, non sarà esclusivamente tale, purché ci siano e siano percepibili le differenze tra la sua esperienza d'acquisto nel punto vendita fisico e quelle nel mondo digitale. Come chi è tendenzialmente un cliente off-line, in determinati momenti (per necessità, tipo adesso) potrebbe optare per un click and buy. In sintesi, avrei potuto rispondere sinteticamente alla tua domanda sulle “soluzioni” con la parola “ MULTICANALITA' “, ma la quarantena mi invoglia ancora di più a parlare.

Come è stata gestita l'emergenza dalle autorità? Come reputi le misure prese (semmai ve ne fossero state di specifiche) per sostenere il vostro comparto ?

Malissimo. Gestione lenta e con approssimazione. Quando penso ad esempio al modello della Nuova Zelanda, penso a quante vite avremmo potuto risparmiare e a quali impatti meno devastanti avremmo potuto avere sulla nostra economia. Per ciò che concerne le misure adottate, abbiamo mostrato ancora una volta la nostra debolezza strutturale commista all'eccessiva burocratizzazione dei provvedimenti ed in molti casi alla loro poca efficacia. Al di là del Bonus dei 600 euro una tantum per gli autonomi e le P.iva, assolutamente insufficienti soprattutto se paragonati a quanto previsto dalle misure per il reddito di cittadinanza, e alla CIG assolutamente necessaria ma con tempi di liquidazione biblici, non abbiamo messo a disposizione liquidità e defiscalizzazione. Anche i “famosi” prestiti garantiti, in un quadro economico e normativo come quello in cui ci troviamo (salvo cambiamenti dell'ultim'ora o di un DPCM dell'ultimo secondo) comprometterebbero il già delicato equilibrio economico-finanziario delle nostre imprese. Si finirebbe per utilizzare i soldi “prestati”, e quindi con un costo, per pagare le tasse e non per finanziare la ripresa. Forse a quel punto io consiglierei alle aziende già indebitate pre-covid di rinegoziare con le proprie banche, dopo la sospensione, ridefinendo termini e condizioni.

Ci avviciniamo alla Fase 2, quella della ripartenza, come la giudichi?

Anche questa approssimativa nell'approccio, nella comunicazione e nelle modalità. In qualità di campani, siamo perfettamente consapevoli che nel quadro complesso di una gestione “assolutamente efficace” (parlano i numeri e non le mie competenze, che ovviamente non esistono in questo campo) dell'emergenza sanitaria sono rientrate anche delle misure più restrittive allo svolgimento di alcune attività economiche. Tra queste appunto quella della “ristorazione”. Inizialmente sospeso il delivery, è stato concesso a partire dal 27 aprile nel rispetto però di un protocollo igienico-sanitario complesso e costoso. Insomma un altro modo per non consentirlo, cioè scoraggiandolo. Il mio sarebbe un approccio alquanto semplicistico, se giudicassi positiva o negativa la misura presa in precedenza, ma soprattutto se biasimassi chi reputa assolutamente necessaria la riapertura anche se a velocità ridotta. Ogni azienda ha una storia a se, ed ogni imprenditore è perfettamente cosciente di quali sono i presupposti minimi per poter aprire quella serranda. Quello che mi sento di dire, ed è assolutamente sotto gli occhi di tutti, è che questo settore è e sarà quello più penalizzato. É facile immaginare (in realtà c'è anche uno studio che parla di “mortalità anticipata” prima della riapertura nell'ordine del 20%) che molti faranno fatica (non che prima non ne facessero) ad andare avanti in uno scenario fatto di riduzione nel numero dei coperti, una domanda timida ed impaurita ed un esborso economico per gli investimenti in adeguamento strutturale e tecnologico. Non amo ripetermi, ma non è possibile immaginare di attingere, anche questa volta, esclusivamente allo spirito di sacrificio della piccola impresa italiana, posticipando ancora o non prendendo minimamente in considerazione interventi a livello centrale, iniettando liquidità (ricorrendo all'Europa), utilizzando meglio il credito d'imposta, fino alla sospensione del pagamento di alcuni adempimenti. Per i miei Clienti Ristoratori, consiglio di utilizzare (ma lo avranno già fatto sicuramente) questo periodo per ridisegnare il proprio format in termini di value proposition, dove la tecnologia sarà sempre più protagonista, tra menu digitali. ed App per le prenotazioni e la multicanalità (organizzata) rappresenterà in alcuni casi una scelta assolutamente necessaria.

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