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Filippo, l'influencer del food che ha detto basta.

I'influencer che ha scelto di chiudere il proprio profilo instagram per liberarsi dall'assuefazione ai numeri

Filippo, l'influencer del food che ha detto basta.

In controtendenza a quanto oggi accade in un mondo sempre più social e iperconnesso, Filippo 75mila followers su Ig con la pagina "Ammazzachefood", dopo un'attenta riflessione ha detto basta e ha cancellato il proprio profilo instagram, una scelta che a molti potrebbe apparire insensata, e che mi ha spinto a volerne sapere di più.

Filippo è un (quasi) biologo che vive a Montecorvino Rovella nella provincia di Salerno, la cui passione per il cibo è nata proprio dalla scelta della materia di studio, qualche anno fa dopo aver abbandonato l'esercito, alla ricerca di se stesso, nella classica fase introspettiva in cui ci rifugiamo quando ci tocca decidere della nostra vita, notò una propensione per le materie chimiche, biologiche e in particolar modo alimentari.

Filippo, 75mila followers su instagram, è il caso di dire che sei un vero e proprio influencer, da cosa è nata la tua passione per il food?

La mia passione per il food è nata come un qualcosa di meramente tecnico e "scientifico", trasformatosi poi in qualcosa che ha coinvolto sempre di più la sfera emozionale. Le sensazioni che alcuni cibi, alcuni accostamenti, alcune sfumature, associate alla voglia di saperne sempre un pò di più, innescano un meccanismo in cui si ha voglia di non smettere mai di imparare e condividere.

Perchè hai creato una pagina instagram?

La pagina "Ammazzachefood" nacque con l'amico Federico con il nome di "Mazzachebuono", una collaborazione che si concluse in quanto avevamo idee contrastanti sulla gestione della pagina. Così io decisi di cambiare nome, mantenendo comunque un'assonanza con il profilo precedente, per non stravolgere troppo il nome "originario".

Qual'era lo scopo della pagina?

Condividere semplicemente le mie esperienze culinarie in giro per i locali e raccontare i prodotti della mia zona; in particolar modo le pizze, di cui sono pazzamente innamorato.

Un semplice diario insomma, ti aspettavi questo successo?

Se devo dirti esattamente come ho fatto ad arrivare così tanti followers in così poco tempo, senza bot, senza artifici vari, solo ed esclusivamente con copertura organica e mai a pagamento; non saprei risponderti. E' una domanda che mi è stata posta spesso, probabilmente alle persone piaceva il mio modo di scattare foto e di raccontare dettagliatamente e in maniera più coinvolgente quanto mangiavo, rispetto alla nutrita folla del copia-incolla.

Quindi un successo inaspettato, un pubblico affezionato e la possibilità di poter condividere una passione, come sei arrivato a dire basta?

I numeri altissimi mi hanno portato alla conoscenza dei "colleghi". Ed è questo il nodo cruciale, l'inizio della fine. La frequentazione con certe persone è stata una delle cose più deleterie della mia vita. Le uscite per locali, che per me erano solo ed esclusivamente occasioni per condividere del buon cibo con qualcun altro, altro non erano che ore ed ore intere del sentir parlare tali soggetti su modi con cui prendere qualche like in più, le visualizzazione delle storie, il numero di commenti, il numero di "impression"; modi per guadagnare qualcosa utilizzando le loro pagine o modi per accalappiare qualche cena gratis (cosa che a me fa innervosire a prescindere). Insomma a tratti ti senti parte di una setta, ingabbiato in determinati schemi in cui non si riesce più ad esprimere con sincerità la propria passione.

Dal piacere della condivisione alla ricerca dei numeri ad ogni costo, anche io personalmente gestisco qualche profilo instagram di discreto successo e non ti nascondo che spesso ho un completo rifiuto nel voler pubblicare una qualsiasi cosa, come se ci si rendesse conto che non si è più guidati dal piacere ma dall'assuefazione, ho quasi l'impressione che questo genere di social inneschi un meccanismo simile al famoso giochino elettronico Tamagochi, in cui si era costretti a nutrire a regolari scadenze l'animaletto elettronico per scongiurarne la morte, instagram è proprio così.

Quando una passione diventa ossessione? Quando l'assuefazione prende il posto del piacere?

Ti rispondo spiegandoti in breve il meccanismo che si innesca nella mente, che per fortuna ho saputo identificare ed allontanare subito.

La passione viene annullata nel momento in cui non vai più in un locale per mangiare qualcosa  e stare in compagnia E MAGARI scattare una foto; ma quando vai in un locale PER SCATTARE UNA FOTO -E MAGARI- stare in compagnia e mangiare qualcosa.

Ed è esattamente quello che non bisognerebbe mai fare, ed è esattamente quello che i social e la loro cattiva gestione inducono a fare. Difficile rendersene conto, prigioniero del meccanismo hai detto basta. Perché?

Questo meccanismo non mi è mai appartenuto, non mi sono mai sentito un "influencer". Non lo sono, non ho mai avuto la pretesa di esserlo. Ho dovuto distaccarmi da queste persone che, voglio precisare, rispetto. Io ho il mio carattere, le mie aspirazioni e i miei modi di fare, che sono totalmente diversi dai loro. Una pagina così grande, dai numeri milionari, non poteva più essere gestita come un "diario". Richiedeva troppe cose che non fanno parte di me e che non avrei potuto dare. A partire dal tempo, le storie continuative, post continuativi; il che vuol dire quasi uscire "apposta" per andare a mangiare; cosa che non mi è sempre possibile sia perché onestamente io non navigo nell'oro e sia perché la mia moralità non mi ha mai spinto ad accettare cene gratis o di andarmele a cercare, ne tantomeno ho mai voluto vendere il mio "spazio" come se fosse una vetrina di un centro commerciale.

Non pensi possa esserci un altro modo per avere un diario, condividere una passione senza che questa diventi un obbligo?

Penso che sicuramente si possa gestire un profilo, un diario senza che diventi "obbligo" (a meno che non sia un lavoro a tutti gli effetti); ma solo se non c'è alcuna velleità di numeri e di visibilità. Immagino che il desiderio di condividere qualche esperienza debba essere una cosa spontanea libera da scadenze fisse, vincoli temporali e numerici.
Pertanto io non abbandonerò questa mia passione; ogni tanto quando trovo qualcosa di veramente bello e memorabile lo scrivo sul mio piccolo profilo Facebook, lascio qualche recensione su tripadvisor; non di più.
Non voglio essere più visto come "quello che ha la pagina da ottantamila followers", ricevere occhi di riguardo o trattamenti migliori rispetto al cliente medio. Ho detto basta perché voglio essere libero, voglio tornare a essere quello che mangia per curiosità e non quello che mangia per nutrire il proprio TAMAGOCHI virtuale.

Grazie Filippo, sono certo che questa chiacchierata possa aiutare tanti a riflettere sull'utilizzo dei social network, nel rendersi conto della propria situazione, e soprattutto mi piacerebbe che servisse nel realizzare che, non possiamo permettere che una passione di cui ci nutriamo finisca per nutrirsi di noi stessi.