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Gianfranco Lo Cascio sul caso "La Molisana": "Sapete cosa ci dice tutto questo? Che le persone hanno paura delle parole."

Gianfranco Lo Cascio interviene sul caso che ha travolto Pasta Molisana

Gianfranco Lo Cascio sul caso "La Molisana": "Sapete cosa ci dice tutto questo? Che le persone hanno paura delle parole."

Gianfranco Lo Cascio l'uomo che ha rivoluzionato la cultura del barbecue in Italia e primo ad essere riuscito, nel tentativo non facile, ad aggregare ( e in alcuni casi dividere) gli appassionati della griglia, interviene sul caso che ha travolto e scatenato una vera e propria shitstorm su "La Molisana" rea di aver inneggiato, secondo alcuni, con una campagna di marketing al fascismo.

Pasta Molisana, che nel buon nome del commercio e per chiudere la polemica, ha immediatamente ritirato la propria campagna pubblicitaria autorizzando di fatto, chiunque abbia tempo per queste faccende, ad indignarsi ancora. Questo il ragionamento di Gianfranco Lo Cascio:

Della coscienza critica, del marketing e della paura delle parole.

"Se un po' siete appassionati di cibo avrete sentito il rumore della tegola che caduta in testa alla Molisana riguardo il nome del "nuovo" formato di pasta.

Non sono giornalista di mestiere quindi non voglio mettermi a fare un pistolozzo per difendere o accusare nessuno. Voglio però condividere con voi, qui nel nostro piccolo quartiere che guarda al mondo con occhi diversi, quanto sia davvero pericoloso vivere nell'Italia di oggi. Allora, in breve la storia è questa. Questo formato di pasta, le abissine appunto, dovevano in teoria celebrare il momento del colonialismo. L'Abissinia è il vecchio nome dell'Etiopia, quindi boh, andiamo avanti per ora.

La Boldrini dice che il colonialismo è una pagina nefasta della nostra storia. Nefasta...Dunque vediamo, che lingua si parla in Brasile? Ah, già, il Portoghese. Quanto è grande il Portogallo? Poco più di 92.000Km2. Quanto è grande il Brasile? Poco più di otto milioni di km2. In brasile si parla portoghese. Non è che in portogallo si parla brasiliano. Secondo alcuni fenomeni, quindi, a seguito della colonizzazione del 1500, essendo una pagina nefasta, dovrebbero quantomeno inventarsi una lingua nuova o maledire i portoghesi, no?

Che lingua si parla in America latina? Bravi, spagnolo. Dal Messico passando per il Venezuela, Perù, Ecuador, Colombia e tutto appresso fino in Cile. Parliamo di differenza di dimensione tra Spagna e America Latina?

Anche questa è una pagina nefasta, no? Oltre che in Italia dov'è che si parla italiano nel mondo? Come? Da nessuna parte? Ah già. Però aspetta, noi avevamo l'impero Romano. Fin dove si estendeva? Dalla Britannia a Babilonia. Cioè dall'Inghilterra all'attuale Iraq. Mi viene da pensare che il nome "ROMA" o Sacro Romano Impero ricordino pagine nefaste. Perché se pensiamo a quanti ne hanno sterminati certo non c'è da andarne fieri, no? Quindi cambiamo il nome alla città come minimo.

Sapete cosa ci dice tutto questo? Che le persone hanno paura delle parole. Paura proprio, non scherzo. Ci sono parole che quando vengono ascoltate fanno paura. È un po' come il discorso delle parolacce. La cosa è di una banalità imbarazzante ma la quasi totalità delle persone non si rende conto che le parole sono solo parole. Qualcuno ha deciso che alcune di queste parole dovevano diventare "parolacce" e avere un significato che doveva far paura. Albicocca. È una parola che fa paura? No.

Vaso? Albero? Televisione. Ruota. Dentifricio. Fanno paura? A me no. Sciocco. Tonto. Distratto. Ingenuo. Nemmeno. Babbeo? Stolto? Sprovveduto? Fesso? Allocco? Non fanno nessuna paura. Se invece dicessi Coglione? Minchione? Cazzone? Eh queste sì. Queste sono parole forti, vero? Fanno paura, danno fastidio, risuonano con violenza nella testa. Ma sono parole. Sono parole esattamente come le altre.

Siamo noi ad attribuire un significato più o meno incisivo alle parole. Ed è il modo in cui tramandiamo le sfumature del linguaggio. Ma un conto è preservare le sfumature del linguaggio e un altro conto è aver paura delle parole e del loro significato. Le parole non evocano. Siamo noi ad attribuire significati evocativi. Il ventennio fascista è rinchiuso tra il 1922 e il 1943 o giù di lì. È certamente una pagina nefasta della nostra storia. Così come il nazismo per quella tedesca. Di certo non ne vanno fieri. Ma mi spiegate che minchia c'entra l'apologia del fascismo con il nome "abissine"? Ma in che modo si evoca il fascismo? Ahhh giusto, aspetta, c'è scritto "Di sicuro sapore littorio". Che vuol dire che "appartiene al partito fascista". Ma il fascio littorio, esisteva già da molto prima ed era un'arma, portata appunto dai littori che proteggevano l'imperatore.

Le uniche 3 certezze di questa vicenda ve le dico subito.

Le gente, nella media, non capisce un cazzo e si unisce al coro dei caproni. Il fascismo è finito e non esiste più. Chi lo evoca è un coglione. Chi ne ha paura è un coglione. Punto. A parte che in ogni caso, chi ha vissuto davvero i patimenti di quel tempo è nato tra gli anni venti e trenta. Quindi oggi hanno tra i 90 e 100 anni e DI CERTO non si mettono a scrivere sui social. Quindi chi lo fa non sa un cazzo e non capisce un cazzo di ciò di cui parla. I fasci non esistono. Il fascismo non esiste più. E se anche qualcuno lo evoca è un minchione, è stupido, perché non ha alcun senso oggi, nel nostro tempo. Averne paura o nostalgia è la stessa identica cosa: essere profondamente coglioni. La seconda certezza è che la gente non capisce un cazzo di marketing. Perché questo non è marketing e non ha nulla a che fare col marketing. Al limite sono PR ma, vi garantisco, sono fatte col culo. L'idea di scatenare la polemica poteva essere giusta ma poi, quando hanno fatto retromarcia e cambiato nome hanno rovinato tutto. E comunque la scheda è scritta non male ma malissimo. La terza certezza è che le persone hanno paura delle parole. Dei concetti. E questo lo vedete tutti i giorni. Con le religioni, con i tabù, con tutto ciò che prevede l'uso di troppo intelletto. Non credo esista un modo per salvare il nostro tempo. L'unica cosa possibile è cercare di trasferire il nostro retaggio limpido nelle nuove generazioni. Perché solo il pensiero e la coscienza critica collettiva possono creare un mondo diverso dove queste cazzate atomiche senza senso non avvengano mai. Siamo nel 2021 e ancora, qualcuno, ha paura della parola "fascista". Come se potesse in qualche modo influenzare la realtà attuale. Invece è solo una parola. Una parola che dovremmo ricordare tutti. E che dovrebbe insegnarci qualcosa, a essere persone migliori, a non ripetere gli errori della storia.

Il fascismo sopprimeva ogni tipo di libertà individuale, ogni dignità, ogni libero pensiero. E mieteva vittime fra i dissidenti. Oggi quel concetto ancora ci spaventa. Quindi dobbiamo impedire che se ne parli. Che si ricordi. Che si evochi. Dobbiamo evitare ogni segno di apologia. Altrimenti saremo additati come tali. E se io tento di impedirtelo ad ogni costo, esattamente, chi è il vero fascista? Quelli che non hanno paura delle parole e sanno usarle e contestualizzarle o coloro che ne hanno terrore e devono reprimerle ad ogni costo e con ogni mezzo?"

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