FoodClub | Logo

“Damme ‘na presa ‘e gnostro”, il vin de garage di Marco Tinessa

Ognostro Aglianico 2010 il vin de garage di Marco Tinessa

“Damme ‘na presa ‘e gnostro”, il vin de garage di Marco Tinessa

Ognostro Aglianico 2010 il vin de garage di Marco Tinessa

L’aglianico Ognostro di Marco Tinessa ha il cuore e le vigne in Irpinia e la piccola cantina garage a Milano. Dall’etichetta e dal nome vuole raccontarsi come un tipino semplice, alla buona, un vino da tavola che riporti i colori e sapori della Campania, terra di origine di Marco. Ma nei fatti frequenta i piani alti, il Tinessa è un broker milanese e attento frequentatore del mondo del vino internazionale. Chiuse le borse, scende in cantina per dedicarsi ai suoi vini: dai ritmi freddi e frenetici dei giochi di finanza, ritrova nel vino, il suo Ognostro, quegli impulsi che riscaldano l’anima e fanno sognare. Considerando l’impegno crescente dedicato al vino, immagino abbia voglia di un cambiamento radicale, di risorgere a nuova vita dedicandosi unicamente a vigne, cantine ed incontri enoici. Ho degustato per la prima volta il suo aglianico a Terrazza Bosquet, il ristorante stellato del Grand Hotel Victoria di Sorrento, dove Natale Sicignano, il bravissimo sommelier, è stato molto abile nell’inserirlo al tavolo in una sequenza di vini non proprio facile. Natale è uno di quei sommelier che sa divertire e condurre un viaggio fantastico (immaginato) attraverso il vino, sia per le etichette scelte, sia per il percorso tracciato tra una portata e l’altra, con una certa capacità di osare, ma sempre accompagnata da pacata naturalezza. Così alla portata Sabato, Domenica e Lunedì, la presentazione scenica e golosa del ragù napoletano interpretato dallo chef Antonino Montefusco, ritrovo in abbinamento l’aglianico di Marco Tinessa.

“Damme ‘na presa ‘e gnostro”, il vin de garage di Marco Tinessa
Il ragù di Antonino Montefusco, Terrazza Bosquet - Sorrento

Le varie componenti del ragù arrivano in più piattini e pentoline di rame avvolti da un canovaccio a quadroni bianchi e rossi, a memoria di vecchie trattorie o scampagnate fuori porta. Nei fatti è un momento molto goloso e di piacevole riflessione che l’intera squadra, cucina, sala e cantina, riesce e concertare in piena armonia. Ritornando al vino, le uve aglianico arrivano da una vecchia vigna a Montemarano, una delle zone più vocate del nobile Taurasi. Marco ha iniziato nel 2007 questo meraviglioso viaggio dentro sé stesso, attraverso il vino tanto immaginato, affiancato da un nome grande come quello di Frank Cornellisen, ben noto per i suoi vini etnei un po’ fuori le righe. Così all’epoca le uve da Montemarano raggiungevano la cantina di Frank sull’Etna, una follia pura. Per una decina di anni è andata avanti con questa modalità, fino a quando non decide di portarsi l’uva a Milano. A Lorenteggio tra gli alti edifici di periferia spicca questa casina dal tetto spiovente nel cui garage Marco attrezza la cantina Ognostro. A Napoli, e in altre zone della Campania, si usava dire nelle vecchie cantine dove si serviva vino al bicchiere “damme ‘na presa ‘e gnostro”, dammi un bicchiere di vino rosso, di quelli che macchiano come l’inchiostro. Da qui il nome della piccola azienda del Tinessa. Il suo aglianico viene messo in commercio dopo tre anni dalla vendemmia, affina in vasca di cemento e in anfora. Quello che Natale mi ha servito aveva alle spalle nove anni, essendo vendemmia 2010, un tempo ideale per l’aglianico, rosso volitivo ed esuberante nella trama tannica. Montemarano è ad una altitudine che supera gli 800 metri e questo aglianico ne riporta tutta la finezza e, allo stesso tempo, il carattere deciso. Fiero e scattante, rievoca i profumi della sua terra, a tratti ematici, ferrosi, poi tanto frutto di ciliegia e spezia di pepe nero - la beva è molto appagante, si fa bere e ribere con avidità.

Bravo il Tinessa. Sembra la trama di un film, ma è tutto vero.