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Dominga Cotarella: "Sostenere”, dal punto di vista etimologico, vuol dire prolungare nel tempo e per farlo ci vuole conoscenza."

Dominga Cotarella, dagli Antinori al nuovo rosato Sorè

Dominga Cotarella: "Sostenere”, dal punto di vista etimologico, vuol dire prolungare nel tempo e per farlo ci vuole conoscenza."

Nel mondo del vino le donne sono da tempo un valore aggiunto di grande spessore, in molte occasione sanno portare novità valide e costruttive. Così abbiamo voluto intervistare Dominga Cotarella perché ci raccontasse i tanti progetti realizzati insieme alle cugine Enrica e Marta, nell’azienda Famiglia Cotarella, il nuovo nome della cantina Falesco.

Si definiscono tre sorelle essendo forte l’unione affettiva, di intenti e nel lavoro. Dominga è la figlia dell’enologo Riccardo Cotarella, mentre Enrica e Marta sono figlie di suo fratello Renzo. Competenze specifiche e positività sono il punto di forza di queste tre donne del vino animate da una vivace carica positiva.

Hai avuto una esperienza importante e formativa alla corte degli Antinori, la famiglia del vino più antica d’Italia. Cosa porti con te di quanto hai vissuto in questa azienda?

L’esperienza da Antinori è stata molto significativa perché mi ha permesso di venire a contatto con una realtà molto importante nel mondo vitivinicolo italiano e internazionale e mi ha fornito gli strumenti per approcciarmi all’azienda di famiglia con metodo e professionalità.

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Azienda Famiglia Cotarella
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Bottaie

Oggi l’azienda Famiglia Cotarella, della quale sei direttore marketing e commerciale, è presente con tre cantine differenti in tre regioni del centro Italia, Lazio, Umbria e Toscana. Sono territori e realtà molto diverse tra loro, ce le puoi raccontare?

Il Lazio è la regione dove tutto ha avuto inizio. Nasciamo nel 1979 a Montefiascone, nell’Alta Tuscia sotto il nome di Falesco. Uno dei primi obiettivi dell’impresa fu quello di recuperare gli antichi vitigni della zona. Iniziavano così lunghi anni di ricerche e di selezioni con lo scopo di isolare antichi cloni, ormai considerati estinti, e delicate microvarietà, ma d’ineguagliabile valore aromatico e organolettico, che nei vigneti specializzati degli anni Sessanta erano quasi del tutto scomparse.

Nel 1999 Falesco ha arricchito il proprio patrimonio acquistando una tenuta posta sulla stupenda collina a sud di Orvieto, nei comuni di Montecchio e Baschi. Nel 2017 c’è stato il passaggio generazionale dai nostri padri a noi tre sorelle, in questa occasione abbiamo cambiato il nome dell’azienda in Famiglia Cotarella.

Nel 2017 approdiamo anche in Toscana con l’acquisizione dell’Azienda Agricola Le Macioche, a Montalcino.

Ci troviamo nel cuore del Brunello: 3 ettari e mezzo vocati alla produzione di Sangiovese Grosso.

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Cotarella's sisters

Il mondo del vino esercita un fascino notevole su molte persone. Secondo te per quale motivo e qual è il tuo modo di raccontarlo?

Il vino è un prodotto unico. Ciascun vino ha una sua identità, nessuno è uguale all’altro. Ogni vino è figlio di un’annata e non è mai replicabile. L’annata, assieme al terroir ed alla varietà rendono unico questo prodotto. Cerco sempre di raccontarne l’anima, la storia e le emozioni che dà in ogni singolo sorso. Si possono dare le linee guida per una degustazione, ma è importante che ognuno di noi impari ad assaporare il vino secondo la propria sensibilità.

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Il territorio dove sorge l'azienda Famiglia Cotarella

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Sei un agronomo, una scelta di studio e formazione senza dubbio nobile per intraprendere il percorso lavorativo in una azienda di famiglia importante. Qual è il tuo approccio, e quello aziendale, sui temi della sostenibilità ambientale?

“Sostenibilità” è un termine molto usato negli ultimi tempi. “Sostenere”, dal punto di vista etimologico, vuol dire prolungare nel tempo e per farlo, nella vitivinicoltura, ci vuole conoscenza.

Significa preservare le risorse naturali per le generazioni future e ricercare i migliori metodi per ottenere il minor impatto possibile sull’ambiente. Si tratta di una scelta ragionata dei migliori metodi disponibili, con solide basi sperimentali, che permettono di lavorare per un’ottima qualità dei prodotti e con il più basso impatto possibile sull’ambiente.

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Stiamo per entrare nella primavera, con la bella stagione di solito aumenta il consumo dei vini rosati. Ci racconti il vostro Soré, dalla scelta dei vitigni al messaggio al femminile e di famiglia che racchiude?

Con Soré si realizza un sogno che avevamo nel cuore da anni. Volevamo regalarci un rosato straordinario che potesse identificare il lato rosa della nuova generazione di Famiglia Cotarella. Dai vigneti più giovani di Merlot coltivati nella Tuscia, abbiamo ottenuto le uve destinate alla produzione di Soré, un vino di personalità che racchiude, nel nome, un significato per noi molto importante: Soré è il modo in cui ci chiamiamo noi tre. Abbreviazione dialettale della parola sorelle, il nome Soré identifica la nostra profonda unione e la voglia di condividere, di metterci in gioco con coraggio ed intraprendere nuove ed entusiasmanti sfide. L’etichetta, composta da tre fiori di camelia, identifica la ricchezza delle percezioni aromatiche e varietali del vino, ma anche quei valori esistenziali sui quali da sempre si regge Famiglia Cotarella.

Dominga Cotarella: "Sostenere”, dal punto di vista etimologico, vuol dire prolungare nel tempo e per farlo ci vuole conoscenza."

Come hai affrontato questo periodo di restrizioni e di grande crisi della ristorazione nel tuo ruolo di direttore marketing e commerciale di Famiglia Cotarella?

Non è una mia caratteristica restare ferma o con le mani in mano. Il nostro canale di vendita è per lo più quello dell’Horeca, un settore su cui abbiamo sempre fatto affidamento sia per il consumo che per lanciare i vini migliori. Da quando sono iniziate le restrizioni sono sempre rimasta in contatto diretto con i nostri clienti e li ho supportati ogni qual volta se ne presentava l'occasione. Che sia anche solo una telefonata per capire quali sono i loro problemi e le loro esigenze, ma anche per rassicurare la rete vendita la rete vendita perché penso che sia importante mantenere vivo il rapporto personale che ci lega da anni. Nel frattempo, continua a lavorare per trovare idee concrete e possibili nuove azioni per ripartire presto e più forti prima.

Come immagini la ripresa e quali sono i tuoi programmi in questa direzione?

La ripresa non sarà facile ma confido nella voglia di ripartire, di tornare a mangiare nei ristoranti e brindare a un futuro migliore. Convivialità e socialità sono nel nostro DNA e sono certa che torneremo a condividere tanti momenti insieme in sicurezza e con tanta voglia di ripartire! Ho affiancato e stimolato i miei agenti a fare sempre meglio, malgrado tutto, ho sostenuto i clienti e con le mie sorelle non ci siamo mai fermate e presto speriamo di sviluppare nuovi progetti legati all'Accademia Intrecci

Se potessi progettare un vino che ti rappresentasse, che potesse raccontarti, come lo penseresti?

Lo immaginerei prodotto da uve con caratteristiche tipiche del territorio da cui proviene, quindi ben radicato al terroir. Il vino dovrebbe essere vibrante, dinamico, ma al tempo stesso equilibrato, armonioso e complesso, non complicato.

Dominga Cotarella: "Sostenere”, dal punto di vista etimologico, vuol dire prolungare nel tempo e per farlo ci vuole conoscenza."
Dominga Cotarella

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