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Antonio Prisco: Noi Riders sottopagati e senza dispositivi di sicurezza. Dietro un ordine c'è un essere umano.

L’altro lato della Delivery: Le proposte dei Riders ai ristoratori

Antonio Prisco: Noi Riders sottopagati e senza dispositivi di sicurezza. Dietro un ordine c'è un essere umano.

Mentre l’Italia continua a discutere di riaperture, distanze e misure, mentre ci si arrovella su metri quadri, capienza e date, il mondo della ristorazione sembra aver dimenticato una parte della discussione che, nelle settimane scorse, sembrava aver catturato tutta la nostra attenzione, quello delle consegne a domicilio.

E se inizialmente avevamo cominciato a parlare anche di loro, rischiamo oggi di fare un ulteriore passo indietro, se non mettiamo al centro della discussione chi questo servizio lo rende effettivo, chi ci lavora: i riders.

Nel nostro paese il delivery globalizzato, quello delle grandi piattaforme nazionali, è relativamente giovane, tanto che in alcune zone, al di fuori delle città metropolitane, esistono piattaforme dedicate. Questo rende ancora più suddiviso un mondo già di per sé complesso, sotto il punto di vista del lavoro e della sua tutela.

Situazione che si è evidenziata proprio in questi mesi, quando a causa della pandemia dovuta al Covid-19, mentre da un lato si difendeva il lavoro da casa e si ergevano le barriere del distanziamento sociale, dall’altro il lavoro dei riders veniva considerato come servizio essenziale (tranne che in Campania). Ai lavoratori veniva quindi lasciata la possibilità di scegliere se continuare o no a lavorare, in un clima ancora non ben definito di diritti e di tutele.

Se infatti il decreto legislativo n. 101/2019, ha di fatto equiparato i riders ai lavoratori delle singole piattaforme per le quali lavorano, in molti casi non sono stati rispettati nemmeno le misure minime sul dovere, da parte delle piattaforme di fornire ai riders i "dispositivi di protezione individuale" (mascherine, disinfettante per le mani e guanti). Una situazione che in Campania è tornata a essere attuale quando il delivery ha ripreso il via due settimane fa.

Antonio Prisco: Noi Riders sottopagati e senza dispositivi di sicurezza. Dietro un ordine c'è un essere umano.

Siamo tornati allora a parlarne con Antonio Prisco, portavoce della Union Rider di Napoli e responsabile, per la questione rider, del Nidil CGIL Napoli.

Antonio qual è il tuo ruolo nel mondo delle consegne a domicilio?

Da un anno e otto mesi sono un rider per una delle piattaforme più grandi del territorio napoletano e in questo anno 8 mesi ho anche aderito ad altre due piattaforme per le consegne a domicilio.

Qual è la situazione attuale a Napoli e in Campania dei Riders?

La questione di Riders nell'ultimo anno si è evoluta poco visto che le piattaforme non hanno rispettato la legge 128 del 2019 (la conversione in legge del decreto 101) che inquadra definitivamente il nostro rapporto di lavoro nell'ambito delle collaborazioni etero-organizzate, come affermato dalla Corte di Appello di Torino con la sentenza del 4 febbraio 2019.

Non danno neanche i dispositivi di sicurezza ai propri lavoratori.

Ci siamo trovati così in un enorme gap creato dalla loro voglia di non dichiararci come lavoratori subordinati.

Vista dal lato dell’utente finale, la vita del rider spesso coincide con quella del fattorino allegro dei film americani, invece…

A Napoli, i rider che lavorano con denaro contante vengono derubati frequentemente. Prima che il COVID-19 mettesse in ombra tutto, Pirate Union chiedeva un risarcimento anche per questo tipo di incidente. Senza contare le mancate tutele in caso di malattia o infortunio. Per i clienti, siamo come un drone che porta loro generi alimentari o prodotti farmaceutici. Non capiscono che dietro un ordine di consegna c'è un essere umano con una vita, una famiglia: qualcuno che ha problemi da affrontare.

Oggi cosa state facendo, che succede nel vostro mondo?

Adesso ci incontriamo all’esterno di tanti locali. Stiamo consegnando tantissimo e stiamo notando che ogni piattaforma sta aumentando il numero di riders presenti sul territorio. Oggi la situazione è assurda, molti esercenti pagano affiliazioni percentuali tra il 25 e il 35%, mentre a noi le consegne vengono pagate sempre di meno. L'unico corrispettivo che abbiamo ricevuto per tutto il periodo della crisi sanitaria è stato un una tantum di €25.

Dopo l’approvazione della legge nazionale, e adesso naturalmente il lavoro necessario per farla applicare, qual è la prossima mossa che avete in testa???

In questo momento vorremmo fare una proposta ai ristoratori per lavorare insieme e creare momenti di sinergia. Spingerli a capire che quando si parla con una piattaforma, il ragazzo che effettua la consegna è solitamente una persona sfruttata e malpagata. Vorremmo, insieme a loro, chiedere alle piattaforme di dare livelli di sicurezza simili a quelli che qualsiasi ristoratore, che si voglia definire di qualità, dà ai propri lavoratori. Del resto siamo noi gli ultimi a rappresentare i vostri prodotti, al cliente finale.

Del resto, a pensarci è vero…è come se un ristoratore trascurasse chi lavora per lui in sala!

Antonio Prisco: Noi Riders sottopagati e senza dispositivi di sicurezza. Dietro un ordine c'è un essere umano.