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New York, Governatore vorrebbe vaccinare i ristoratori per garantirne salute sul lavoro

Cuomo e De Blasio “vaccino per I ristoratori a New York”

New York, Governatore vorrebbe vaccinare i ristoratori per garantirne salute sul lavoro

A New York dal 14 Dicembre i locali possono solo offrire cibo all’aperto, takeout e delivery. La scelta fu imposta dalla situazione più che da Andrew Cuomo e Bill De Blasio, rispettivamente governatore e sindaco di New York; si parlava di picchi e record come quelli degli oltre 5000 contagi giornalieri e dei 3000 decessi.

New York, Governatore vorrebbe vaccinare i ristoratori per garantirne salute sul lavoro

La notizia positiva è che pare sia prevista una riapertura con servizio a tavolo (quindi si torna in sala e non solo all’esterno) per San Valentino. Una notizia che riempie il cuore degli oltre 800mila impiegati nel settore della ristorazione a New York.

Numeri pazzeschi, numeri che fanno riflettere, numeri che rimarcano la gravità della pandemia economica.

Appurato che il settore dell’ospitalità non sia l’unico in ginocchio è però innegabile che sia un reparto che occupa ingenti quantità di personale, a maggior ragione in stato e città che hanno fatto del mondo food una fulcro fondante per l’economia del turismo quanto del quotidiano.

E mentre in Italia non si sviluppa una organizzazione, non si capiscono disposizione e priorità per le vaccinazioni nè tantomeno si procede ai ritmi prestabiliti e spuntano i primi indagati per truffa allo Stato in seguito all’inchiesta sui “furbetti del vaccino”... beh, in USA qualcuno lancia la proposta che in Italia creerebbe solo l’ulteriore sterile polemica: “vacciniamo i ristoratori”.

Il governo federale ha infatti lasciato un surplus di vaccini a New York, e così – ha spiegato Cuomo – lo stato ha potuto distribuire il 20% in più di vaccini ai governi locali.

New York, Governatore vorrebbe vaccinare i ristoratori per garantirne salute sul lavoro

“Lascio che siano i governi locali a verificare che cosa si adatti meglio alla loro situazione” - ha affermato Andrew Cuomo - “Non so se il sindaco de Blasio vorrà prima vaccinare i tassisti o i lavoratori dei ristoranti, ma questa è una decisione che spetta al dipartimento sanitario locale”.

Vi chiederete: quale è il senso di farlo se poi i ristoranti sono chiusi? Ebbene i motivi sarebbero 2:

1- Seppure con una capienza al 25% i ristoranti si apprestano a riaprire e l’idea di De Blasio è stata subito “i lavoratori dei ristoranti ora saranno in luoghi chiusi con persone che mangiano e bevono e questo ne fa un’area di preoccupazione. I medici sono stati chiari nel definire questa situazione un’area di rischio Perció dobbiamo proteggere le persone che lavorano nei nostri ristoranti”.

New York, Governatore vorrebbe vaccinare i ristoratori per garantirne salute sul lavoro

2- immunizzare questi lavoratori permetterebbe di riprendere con maggiore sicurezza quella che è la nostra vita normale.

Non sarebbe una questione di favoritismi o preconcetti quanto una chiara osservanza della logica: se i ristoranti sono tra gli ambienti con i maggiori rischi di contagio, iniziamo da lì a creare il terreno fertile per le ripartenza.

In Spagna, a Madrid, si è pensato di inserire nelle categorie di lavoratori a rischio e quindi ammessi a ricevere il vaccino, tutti gli operatori del settore ospitalità quindi renderlo renderlo disponibile a lavoratori nell’ambito della ristorazione perché “seriamente esposti al rischio di contrarre covid-19”. Addirittura si parla di dare accesso a tassisti, insegnanti, camerieri e cassieri della grande distribuzione, visti i dati tracciato dei contagi.

Tornando oltreoceano, non è ancora chiaro come si procederà a New York ma è certo che tutta questa confusione sull’idoneità al vaccino è un sintomo della mancanza di una risposta centralizzata da parte dei governi di tutto il mondo. Troppe voci in capitolo, troppi tira e molla, troppi ruoli tutti uguali che alla fine vanno a sminuire la l’unica decisione in ballo.

Fatto sta che almeno è partita una proposta, fatto sta che quanto meno questa categoria viene ”analizzata coerentemente”.

Il risvolto della medaglia è ben più amaro però.

Possiamo dircelo chiaramente: vaccinati gli operatori del settore categorizzandoli come soggetti a rischio, l’unico “guadagno riscontrabile” sarebbe la possibilità di riprendere a lavorare senza sentirsi veicolo.

Mi viene spontaneo pensare che, alla luce di quanto accaduto indifferentemente in tutto il mondo, i ristoranti sono considerati aree ad alto rischio; per cui, pur vaccinando gli operatori del settore, si finirebbe per lavorare a porte chiuse ma al contempo si eliminerebbe un volta per tutte l’etichetta di untori potendo così lavorare -quando possibile- con la massima tranquillità e consapevolezza di non essere diffusori del male.

Senza mettere in dubbio la precisione e il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza nè da parte dei titolari, nè da parte dello staff nè da parte dei clienti, torniamo allo stesso punto di un anno fa: il ristorante è un luogo in cui necessitiamo di trascorrere gran parte del tempo senza mascherina e in cui volenti o nolenti, anche senza rendercene conto, rendiamo a “assembrarci”. E tutto senza dare peso alla questione “asintomatici”.

Dunque... Pensando proprio a quegli ingenti numeri di lavoratori nel settore ristoranti, non sarebbe forse “più opportuno” destinare quelle dosi alle categorie che veramente sono state esposte al maggiore rischio ma che non sono ancora state incluse? Oltre agli operatori del settore sanitario, gli unici che hanno lavorato ogni singolo giorno (anche) della pandemia sono gli addetti all’agroalimentare che sono da sempre un prima linea.

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