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Virginie Doucet "la vie en rose" del bartendering italiano.

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Virginie Doucet "la vie en rose" del bartendering italiano.

Che il mondo dei drink non sia un terreno agevole per le donne è ahimè, una constatazione della realtà.

È un mondo maschile sia a livello iconografico che come stile di vita. Non è possibile creare una famiglia con quella vita e quei ritmi, non è possibile fare questo lavoro troppo a lungo e una bartender donna se non è più giovane non è vista “bene”. Esistono esempi che contraddicono questa visione, ma sono pochi, troppo pochi!

Per questo motivo spesso le donne che intraprendono questa carriera si danno un tempo massimo, una “deadline” dopo la quale prendere un bivio, scegliere il proprio futuro.

C’è chi apre il proprio locale, chi lavora per le aziende come ambassador, chi pensa di mollare definitivamente questo mondo. 

Un tempo lavorare dietro al bancone significava dover affrontare spesso personaggi “poco raccomandabili”, cosa che di certo non incoraggiava il gentil sesso ad intraprendere questa carriera.

I tempi stanno cambiando, non che oggi di questi tipi sia avvenuta l’estinzione, ma il mondo si sta evolvendo e sempre di più la tendenza si va invertendo.

Diciamocelo: le donne sono improvvisamente diventate le regine e stanno prendendo sempre più il comando.

Tante "Ada Coleman" stanno emergendo, finalmente stanno servendo al mondo intero il loro potenziale. 

Le donne, diciamo la verità, hanno in sé le qualità mentali ed un modo di fare che le rende leader.

Nella storia sono state le prime a bere cocktail...e non saranno di certo le ultime a prepararli!

Era Giugno e sull’Arno non c’era un filo d’aria. Era stato allestito il Molo5 e tra gli svariati chioschi che servivano da mangiare, c’era al centro una grossa struttura in legno in alto al centro. Una consolle piena zeppa di bottiglie. Di lì c’era come una sorta di controllo su tutto quel parco.

Ricordo quando la vidi dietro al suo alto bancone di legno…era lì così seria e professionale, tecnica e rapida nell’esecuzioni, precisa e perfezionista al punto da ipnotizzarti tanto quanto la sua bellezza ed i suoi occhi verdi.

Francese di nascita, toscana di adozione...vi presento Virginie Doucet.

Virginie Doucet "la vie en rose" del bartendering italiano.

- Ciao Virginie come stai? Raccontaci un po’ di te.

Ciao Alfredo!!! Sto molto bene, grazie.

Allora mi presento: sono Virginie Doucet, ho 29 anni, e sono una bartender. Originaria di Brest, una città in Bretagna (Francia), ho iniziato la mia carriera dietro al bancone 6 anni fa in Corsica. Dopo diverse esperienze molto produttive e divertenti, ho deciso di vivere a Firenze, per crescere professionalmente (e anche perché sono innamorata del vostro Paese!)

Arrivata in Maggio 2017, ho avuto la fortuna di lavorare in diversi locali fiorentini al fianco di Bartender bravissimi, che mi hanno portato tante soddisfazioni. 

Dopo aver avuto il grande piacere di lavorare al MAD - Souls and Spirits di Neri Fantechi, oggi una nuova avventura inizia per me con l'apertura di un locale a Firenze : Floreal, progetto creato da Daniele Ariani, Antonio Romano e Simone Cangialeoni, titolari del Strizzi Garden.

Questo locale vuole portare un connubio fra miscelazione elegante ed una cucina raffinata a base di prodotti di qualità (collaboriamo con lo chef Edoardo Tilli), con un ottimo servizio, ma con tanta semplicità e leggerezza. Vogliamo far viaggiare il cliente con noi “gustativamente” parlando e farlo sentire completamente a suo agio. 

- Vincitrice del Premio Strega Mixology 2019 ed hai da poco vinto la challenge #40secondstomix indetta da EGO CIRCUS sovrastando nella categoria #localhero. Com’è stata questa esperienza?

Ho iniziato a mettermi in gioco l'anno scorso, partecipando alla Sabatini Gin Competition. È stato un’esperienza tale piacevole che ho voluto spingere un po' di più, finché a partecipare alla quinta edizione del Premio Strega di Mixology. È stato un'esperienza stupenda, bellissima, che mi ha pure portato la vittoria. Da lì, ho continuato a partecipare a diverse competizione perché in primis, c’ho preso molto gusto, e poi anche perché partecipare a questo tipo di competizioni può essere/ è sempre molto utile. 

Ad esempio, durante il lockdown, ho partecipato alla Fernet Speed Challenge, in cui ho potuto tenere un legame col mondo e com il mio mestiere, con altri Bartender, ma ho anche partecipato all'iniziativa di Ego Circus, che ha creato questa competizione 40 seconds to mix, in cui bartenders (e non!) dovevano creare un cocktail e farlo in soli 40 secondi, postando il video su Instagram. Due euro per ogni video condiviso andavano a favore della Croce Rossa Italiana. Come dico sempre: "Bartending is sharing", ed è proprio seguendo questa etica che ho sempre più voglia di partecipare alle competizioni : condividere, riunire…questo è il lavoro del bartender!

- Qual è la tua filosofia di miscelazione?

Parto dal presupposto che chi che viene da me deve vivere una bella esperienza. Voglio fare scoprire al cliente diversi sapori, prodotti, Cocktails, storie, chiacchierando con lui, facendogli bere un buon cocktail Che rievochi sensazioni nonostante la semplicità. Non mi piace puntare troppo su un tipo di tecnica, preferisco fare dei drink semplici, ma che emozionino, che suggestionino ricordi sia attraverso Gli occhi, il naso e poi la bocca. Prima di servire da bere cerco in tutti modi di capire quali sono i suoi gusti, quale sono le sue abitudini, per poter creare un drink che calzi perfettamente al cliente, inquadri quello che più gli piace (ovvio no!?) il tutto valorizzando prodotti ed ingredienti a lui sconosciuti. 

Voglio suscitare curiosità prima del primo sorso, e soddisfazione dopo l'ultimo, sempre. 

- La tua fonte di ispirazione?

Beh son tante le cose che mi ispirano... Mi inspiro ai ricordi, alle emozioni..quelle che possiamo tutti provare. Mi inspirò all’arte. Mi inspira anche il distillato in sé, quello che scelgo come protagonista del mio drink. Principalmente mi attira la sua storia, la sua creazione. Di lì poi, monto la MIA di storia..un racconto Intrigante ed avvincente intorno a quel prodotto che userò e a quel cocktail che servirò e che alla fine il mio cliente berrà. 

Per me creare un drink è una forma di poesia.

Virginie Doucet "la vie en rose" del bartendering italiano.

- Com’è “essere una donna” in un mondo prettamente consacrato da uomini?!?!

È ovviamente una bella sfida.  Seppur delle donne nel passato hanno scritto la storia del bartending, noi (donne) dietro il bancone riceviamo ancora poca considerazione e dobbiamo dunque fare un doppio sforzo per valorizzare il nostro lavoro…o semplicemente per esser prese sul serio. 

Nel mio caso, ho spesso avuto la fortuna di essere considerata alla pari dai miei colleghi maschi. Quando ho iniziato questo lavoro mi sono resa subito conto che l'atteggiamento dei clienti nei confronti di un bartender differisce molto rispetto ai confronti di unA bartender.

Alla fine, ho capito che una donna per riuscire a fare carriera “dietro al bancone“ deve esser dotata di una personalità incredibile Prima di tutto, e che dovrà patire diverse sofferenze ed esperienze spiacevoli.

Di tutto ciò credo impareremo col tempo a farne un punto forte, ma ci vorrà molto impegno.

- Se potessi aver le redini decisionali di tutto il sistema, cosa cambieresti nel tuo settore?

La considerazione delle istituzioni verso di noi. Vorrei un appoggio reale, solido. Penso che i professionisti del settore, soprattutto nell’ultimo periodo, si sono sentiti abbandonati. Portiamo comunque avanti una grande parte dell'economia del paese, quindi perché questo?!

Ci vorrebbe un po' più di sostegno…ma che sia questo concreto, materiale, amministrativo, economico ed anche psicologico. 

- L’errore (in miscelazione) che per te è KAPUT, intollerabile.

Direi che ce ne sono due.

Il primo: chi vuole "giocare al barman", facendo dei famosi "homemade", conoscendo poco o niente di cocktail. Ci sono delle tecniche da conoscere ed imparare, capire, ci sono dei prodotti che possiamo usare o non usare in un drink. Seppur volessimo improvvisarci, dovremmo informarci “un minimo“ prima di voler servire (o tentare di farlo!) i nostri clienti…seppur non si sappia far qualcosa, non importa, è provando e studiando ogni giorno che si impara a farlo. Ma non possiamo improvvisarci di punto in bianco mettendo poi in pericolo la gente che berrà solo perché fa "figo" preparare cocktail. C’è bisogno di studiare.. almeno le basi.

Il secondo: la pulizia!!!! Che sia del bancone, dei bicchieri, dei frigo, del bagno... Tutto deve essere impeccabile In un bar. Anche lì è una questione sanitaria ovviamente, ma lo si fa anche per il benessere del cliente.

- La richiesta più assurda che hai ricevuto?

La più assurda…mmm…così di “getto” non mi sovviene.. sarà che avrò fatto un "Reset" con questo lockdown…hahah.. però sì dai eccola!...è una cosi che mi sono sentita chiedere svariate volte: "Mi fai una caipiroska alla fragola analcolica ?"

Eh...Vabbè ciao!!!

- Il tuo drink preferito?

Il Bloody Mary, tutta la vita! Ne potrei bere litri al giorno.

Virginie Doucet "la vie en rose" del bartendering italiano.

EPILOGO:

In passato son bastati:

-3,5 cl Vermouth rosso

-3,5 cl London Dry Gin

-1,5 cl Fernet

..adesso ci vorrà qualche dash in più di sicuro..ma ci saran fiumi di drink creati da donne da dover assaggiare..e non vedo l’ora di farlo!

Buon Weekend!

Santé, et Merci!

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