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Decreto Agosto: Salta il bonus ristoranti, delusione tra gli esercenti.

Salta l'annunciato bonus del 20% per promuovere i consumi e sostenere la ristorazione

Decreto Agosto: Salta il bonus ristoranti, delusione tra gli esercenti.

Salta lo sconto del 20% per i clienti dei ristoranti, ipotizzato per il Decreto Agosto, segue grande delusione degli esercenti. Il provvedimento era stato pensato per provare ad alzare il livello dei consumi fuori casa che, secondo l'ultima indagine di Fipe-Confcommercio elaborata qualche giorno, i ristoranti, continuano ad essere vuoto (2 italiani su 3 ancora non hanno consumato un pasto al di fuori delle mura domestiche). 

«È un provvedimento che contiene molte cose con giuste finalità, ma ci aspettavamo di più - commenta oggi il presidente della Fipe Confcommercio Lino Stoppani -. Non solo perché la ristorazione è tra i settori più danneggiati, ma anche perché, e questo ci preoccupa e ci disorienta, gli annunci fatti per un bonus del 20% sui consumi hanno creato giuste aspettative che se poi non arrivano risposte disorientano e fanno arrabbiare». 

«Al di là del rammarico, comunque, questa - continua - è una conferma della posizione della politica italiana, nei confronti di un settore che ha «grandissimi valori economici ma anche immateriali, che per l'Italia sono la sua identità, lo stile di vita». Per Stoppani serviva insomma «dare un segnale» essendo «i più disastrati, i più deboli».

Come ci auguravamo in un'analisi del provvedimento, è stato previsto un contributo a fondo perduto:

I ristoratori possono contare su un fondo ad hoc di 600 milioni di euro. Potranno ottenere questo contributo a fondo perduto, di minino 2.500 euro, coloro che acquistano prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole esclusivamente italiane.

L'indagine che preoccupa il mondo della ristorazione

Il 72% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai fatto fino ad ora colazione al bar, il 67,9% ha ammesso di non aver pranzato al fuori dalla propria cucina e il 69,4% di non essersi concesso nessun piatto a cena fuori casa.

La paura del contagio

I motivi? Principalmente la paura del contagio (per il 66,5%) e poi anche le restrizioni e le disposizioni di sicurezza che «rendono meno godibile l'esperienza al ristorante» per il 41,5%. In più le occasioni diminuiscono per quanti sono in smart working per quanto riguarda la prima parte della giornata. 

Le scelta di un locale

Chi invece, superando i timori del virus ancora in circolazione, decide per un pranzo fuori dalle mura domestiche considera una serie di elementi prima di scegliere dove andare. Per esempio fa attenzione alle norme igieniche (per il 47,4%), al distanziamento tra i tavoli (per il 35,2%) e alla presenza di spazi all’aperto privilegiati per una maggior percezione di sicurezza  (per il 34%). Sicurezza che la totalità degli intervistati (il 92,2%) ritiene molto o abbastanza soddisfacente per quanto riguarda l'osservanza delle norme anti Covid da parte ristoratori e baristi. 

L'attenzione alla sicurezza

«Un’evidenza che ci porta a dire che ristoranti e bar sono luoghi sicuri - avevano sottolineato gli esercenti -. La convivialità resta al centro dell’esperienza per il 45,5% degli intervistati, che si passi del tempo con la propria famiglia o con gli amici (45,5%), mentre quasi 1 su 3 si dichiara contento per il fatto stesso di essere tornato a mangiare fuori casa (29,1%). Sotto questo profilo il consumo si fa più intimo e si tendono a privilegiare i luoghi conosciuti e già frequentati in passato. Si esprime così quasi il 90%».