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WINE DISASTER No.6 - Lo Champagne delle feste

Wine Disaster: Una raccolta di 10 casi eclatanti che dividono il mondo del vino.

WINE DISASTER No.6 - Lo Champagne delle feste

“Champagne, per brindare a un incontro” cantava Peppino di Capri, pur non avendo la qualifica di Sommelier. Eppure, aveva indovinato il momento ideale per bere Champagne: i festeggiamenti.

WINE DISASTER No.6 - Lo Champagne delle feste

Iconico, magnetico e modaiolo, c’è chi confessa che lo si potrebbe bere anche a colazione o chi lo abbinerebbe a qualsiasi pietanza, ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il budget. Non è comunque solo questione di prezzo, tra paroloni quali Millésime, Demi-Sec o Cuvée, conosciamo meglio questo nostro cugino francese.

Come Rolex o Louis Vuitton, lo Champagne è oltre a un vino un brand di lusso; se ne fa un gran chiacchiericcio ma attenzione all’ipnosi del principiante, anche qui la contraffazione è diffusa e particolarmente creativa, basti pensare che ben lontano da Reims, ovvero a San Giuseppe Vesuviano (NA), stava per vedere la luce dopo un breve affinamento in opificio una simpatica variante del Dom Pérignon (in questa sede ribattezzato SAN GIUSEPPERIGNON).

Inoltre, senza nulla togliere all'indiscutibile genio dei francesi nell'ideare e promuovere questo prodotto, ricordiamo che siamo davanti ad uno spumante metodo classico, un filone che recentemente sta premiando soprattutto i nostri prodotti italiani (come confermano i titoli aggiudicati all'ultimo Champagne & Sparkling Wine World Championships). Così, magari anche per giustificare quelle bandiere tricolore appese durante le sventure del 2020, perchè non approfondire su cosa offre questa categoria oltre lo Champagne? La scelta potrebbe così ricadere anche su qualche prodotto delle nostre regioni. Dopotutto, se si vuol far ripartire l’economia, bisognerà pur acquistare dalle nostre Aziende per incentivarle?!

Ma se proprio non possiamo resistere al fascino dello Champagne, teniamo a mente alcuni parametri fondamentali:

1. Champagne non è il nome dell’uva né tantomeno va confuso per indicare qualsiasi spumante proveniente d’oltralpe. È un vino prodotto necessariamente nell’omonima Regione, con un disciplinare di produzione ben preciso e delle caratteristiche uniche.

2. Non si accettano paragoni di alcun tipo con lo Champagne, essendo quest’ultimo largamente considerato il vino di maggior prestigio al mondo. Evitiamo dunque nella maniera più assoluta parallelismi controproducenti con Franciacorta o Trento DOC, in quanto risulterebbe, così come nella musica fu per il mitico Elvis e Little Tony, semplicemente un elogio folkloristico alla stella.

3. Dom Pérignon, Krug, Moët e Mumm, seppur eccezionali, sono solo una cerchia più nota tra le centinaia di Maison a disposizione dedite alla produzione di questo lusso da bere, non limitatevi al primo marchio già sentito in giro. Le diverse aree, dosaggi e uvaggi rendono peculiari ed inimitabili le tante anime dello Champagne, non siate rigidi. Come in cucina, l'appetito vien mangiando, ed in questo caso, bevendo!

Detto ciò, quando possiamo finalmente goderci il nostro Champagne?

Troppo audace rispondere SEMPRE, quindi ricorda:

  • La temperatura di servizio è fondamentale e seppur non sia la mossa più classy del 2020, ti concediamo anche l'atavica tecnica del "lascio la bottiglia fuori dalla finestra un po', tanto c'è freddo". In fondo è stato un anno difficile, questa te la abbuoniamo.
  • Nei tiri alla fune in cui si stabiliscono gli abbinamenti cibo-vino, ricorda l'importanza degli zuccheri. Più uno spumante sarà dolce, migliore sarà la sua accoppiata a pasticceria e torte.
  • Apertura silenziosa o sciabolata, non dimenticare di dare importanza alla magia sensoriale dello Champagne e quindi... provvedi a servirlo in appositi calici.

...che poi, chissà se nei nostri calici di Champagne, proprio a voler trarre la copertina di quest'anno, non ci sia il tanto agognato SAN GIUSEPPERIGNON!

WINE DISASTER No.6 - Lo Champagne delle feste

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