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Con i figli al ristorante….Andiamo a comandare.

Come godersi la buona tavola in compagnia delle tanto amate piccole pesti.

Con i figli al ristorante….Andiamo a comandare.

Quanti di voi amano quella sensazione unica di sentirsi coccolati, serviti e riveriti davanti ad una candida tovaglia inamidata? Sorseggiare con classe vini pregiati ammiccando al proprio partner in cerca dell’aroma perduto?

Io lo amo infinitamente…

Ma, nonostante ciò, negli ultimi tre anni della mia fortunatissima e golosissima vita questa sensazione si staglia come un ricordo nitido del mio passato da…Pre-mamma!

Per carità, una o due volte l’anno una cenetta tête-à-tête ci scappa sempre (tipo compleanno o anniversario), ma la maggiorparte delle mie esperienze culinarie si sviluppano in 4 (o meglio in 2 + mezzo + mezzo).

Ciao ciao atmosfere soffuse, rilassanti coccole gastronomiche e prolungate discussioni sul calice in mescita.

Nonostante ciò, io e il mio santissimo compagno non ci siamo arresi (e non sia mai!) e continuiamo imperterriti a solcare i mari dei ristoranti -più o meno- gastronomici della nostra zona, e non solo.

Questo, per cominciare, non vuole essere un articolo specifico su un’esperienza specifica in uno specifico ristorante (anche se una citazione ve la darò), ma solo la considerazione di una mamma che non si arrende all’idea di esser nata per procreare, ma continua a seguire appassionatamente la via del cibo (e del vino!).

I dolci nanetti che ci seguono come ombre ovunque andiamo -a parer mio- non devono essere un limite, bensì una ricchezza, ma vallo a spiegare ai ristoratori che tanto agognano gli scintillanti astri d’oltralpe!

E allora viva quei locali che, in tutta la loro magnificenza e bon ton, riescono a creare uno spazio anche per i bambini, o semplicemente riescono a mettere a proprio agio i genitori che -si sa- essendo rilassati, trasmettono benessere anche alla propria progenie.

Voglio citarvi solo un episodio.

Francia, in un paesino non precisato della Jura (ok ok, dobbiamo essere precisi, a Saint-Germain-Lès-Arlay), ristorante scelto tra i tanti “piatto Michelin” proposti dalla Rossa, definito come una piacevole stazione di posta arredata in stile contemporaneo. Piatti raffinati e appetitosi. Pranzo servito all’aperto…bla bla bla. Hostellerie Saint Germain ci accoglie con un magnifico patio all’aperto, con tanto di giardinetto ed erbe aromatiche. Ci sediamo a tavola alle 19:30 (siamo nel cu..ore della Jura, mica a Napoli che si cena fino alle 23!). C’è ancora il sole.

Apriamo il menu e la cameriera cortesemente ci porta anche un menu bimbi (che a livello di elaborazione stava al pari di quello adulti, ma poco male visto che mia figlia mangia sempre e comunque i miei piatti!).

A piè di pagina una scritta in grassetto esorta i genitori a tenere i bambini ben fermi e silenziosi al tavolo, onde evitare incidenti in sala.

Io e mio marito ci guardiamo e iniziamo una lunga discesa verso l’abisso dell’ansia da prestazione.

Tempo 5 minuti e mia figlia (ormai veterana del vasino) decide di avere un inspiegabile attacco recessivo e il magnifico pavimento in teck della terrazza all’aperto viene inondato (fortuna che è in teck!). Segue corsa ai tovaglioli, agli straccetti, ai bicchieri d’acqua per camuffare l’accaduto.

La cena è stata un disastro, ho ingollato bicchieri su bicchieri di Trousseau* seduta su una sedia che sentivo come un puntaspilli. Il posto a sedere davanti a me era sempre vuoto in un alternarsi di “porti tu la bimba in giardino mentre mangio il mio piatto?”. La suddetta bimba ha spisciazzato altre tre, dico TRE, volte prima della fine della serata (fortuna che viaggiavamo con la valigia in auto e non avevamo problemi di cambi!!!).

Insomma, mia cara guida per viaggiatori, oltre a scrivere che non sono graditi i cani nel locale, specifica pure che i ragazzini sotto i 100cm di altezza o devono essere incapaci di camminare e parlare o è meglio lasciarli a casa!

Ecco, io non sono per i figli al ristorante a tutti i costi, ma sicuramente so di essere una persona in grado di gestire i miei conti, se messa a proprio agio.

Di episodi più o meno felici ne ho tanti nel cassetto e spero di condividerli con voi copiosamente!

Nel frattempo pianifico la mia prossima cena nel weekand…Compleanno della nonna e tavolo multiage. Se ne vedranno delle belle!!!

Visita effettuata in agosto 2018. Link al ristorante.

*Note alcoliche per non pensarci troppo…

Trousseau: ottimo e poco conosciuto vitigno della Jura, il suo nome in francese vuol dire corredo da sposa il che presumibilmente deriva dal fatto che in passato servisse per finanziare il corredo delle ragazze in età da marito. Altri invece lo fanno derivare dal termine troussé (pacchetto) per l'aspetto raccolto del suo grappolo.

Il titolo di Capitale del Trousseau è detenuto dal villaggio vinicolo di Montigny-lès-Arsures, che lo festeggia ogni anno alla fine di luglio. Lo scienziato Louis Pasteur possedeva un vigneto di Trousseau vicino a casa sua ad Arbois.

È spesso associato al Poulsard (o Plusard) e al Pinot Noir nelle denominazioni Côtes-du-Jura e Arbois (AOC) . Dà vini dal colore rubino, corposo, robusto e caldo, che si distinguono al naso per evidenti note di frutti rossi.

Come il Pinot Noir ha un colore poco carico, tendente al rubino brillante e -sempre come il Pinot Noir- ha spesso una lunghezza sorprendente in bocca anche se non la stessa predisposizione alla longevità. Insomma, un vino profumato dagli aromi floreali di rosa, ciclamino e frutti rossi. Giovanile, piacevole e pronto. Una bella ragazza che ama la vita, senza remore!