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Ristorazione: i governi hanno l'obbligo di rispondere alla disperazione di chi protesta per il sacrosanto diritto alla dignità e al lavoro

La ristorazione è in piazza, le proteste imperversano ovunque e i governi devono rispondere.

Ristorazione: i governi hanno l'obbligo di rispondere alla disperazione di chi protesta per il sacrosanto diritto alla dignità e al lavoro

Altro che carbonara day ed opinioni sulle colombe… Nelle piazze va in onda la disperazione vera di Terre e Tavole Ammutinate!

Capiamoci subito e bene. Non siamo vicini a manifestazioni ove alcuni gruppi poi approfittano per degenerare in scontri con altro significato e danni che poi nessuno paga, salvo noi stessi, tramite lo Stato, con le nostre tasse, ma quasi sempre non a favore di negozi od altri danneggiamenti. Così come quella forza pubblica impegnata ad opporsi è fatta di lavoratori che si, mai come in questi periodi, si fanno spesso il cosiddetto sedere!

Ma c’è una vera disperazione nel settore (e non solo) che non si può certo più sottovalutare! Con tutto rispetto di chi ieri ha simpaticamente festeggiato il Carbonara Day, od ha proseguito a dissertare su quali colombe fossero le migliori .

Come pure di famosi chef pronti ad esprimere lecite posizioni su temi sociali di richiamo, ma ben avvolti nel loro tepore economico rassicurante. Le proteste di ieri e quelle anche oggi organizzate, dimostrano comunque che nel settore e verso il settore della ristorazione (nel suo complesso, e quindi anche i loro vari fornitori d’ogni tipo) manca una strategia vera ed i rimedi enunciati sono spesso inconcludenti, per non dire di millanta ancor ritardi ancora.

Purtroppo in questo le varie Associazioni di categoria nel mentre autocelebrano occasioni diverse, non ci sembra abbiano costantemente espresso la forza dovuta e quella pressione, anche lobbistica, che avrebbero potuto e dovuto esprimere visto il valore economico in Italia dell’enogastronomia e così collegata al turismo. Non si tratta di chiedere provvedimenti per cui la salute non viene protetta senza rispettare misure sanitarie sicure o dare a pioggia aiuti a chi non merita o specula su fatturati mai denunciati con la tipica filosofia (chiedo scusa a quella vera) del “fatti furbo figlio mio”.. Ma alla disperazione concreta di tanti e verificabilissima (per chi non fa comunicazione dal tavolino col computer trastullandosi in autocelebrazioni varie ma continuamente vede ed ascolta in presa diretta) va proposta una strategia che non sia solo legata all’attesa dei dati.

Vero è che la situazione è grave anche in altri Paesi, proteste comprese, ma mai come in questo momento ciascun Paese ha il dovere di fornire risposte e non in base a quello che fanno o non fanno altri, pur nell’ovvia appartenenza ad un sistema Europa a cui ora come ora comunque si appartiene.

Abbiamo per esempio letto di un fermo di prenotazioni rispetto alla prossima stagione estiva, e benché dipenda pure da una serie di valutazioni e timori del “cliente” ancora disorientato, devono pur esserci messaggi in qualche modo incoraggianti e non solo funerei sul futuro. Nessuno ha la panacea illuminante e risolutrice di ogni male, ma le note “potenze di fuoco” del 2020 sono rimaste sovente slogan da social ed acchiappa like.

Come parimenti ci sembra che l’attuale “tutti insieme” per governare l’Italia in emergenza, per ora non esprime rivoluzioni e progetti così determinanti. Che ci siano tante speculazioni politiche nazionali come regionali fa parte del gioco, e meravigliarsi è come non conoscere che la politica è un mestiere e come tale ha regole espresse e non, al di là delle targhette solo utile come effetto emozionale sugli elettori. Mentre la disperazione vera, per quanta tenacia, speranza e determinazione si possano opporre, è qualcosa che solo nelle frasi fatte genera la famosa risalita dal fondo, ma spesso ci obbliga invece a scavare nel fondo…

Credit Photo Ansa.it

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