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Passate mai lo stetoscopio a un medico? E il piatto a un cameriere?

Giannantonio Scotto Di Vetta è cameriere per scelta.

Passate mai lo stetoscopio a un medico? E il piatto a un cameriere?

Passate mai lo stetoscopio a un medico? Lo scalpello a uno scultore? Il fischietto a un vigile? La cardarella a un muratore? Il salvagente a un bagnino?

In questi giorni sono incappato di nuovo (la funzione dei ricordi di fb è terribile) nel post di Enrico Galiano. Quello dove il prof. discute, romaticamente, sul gesto di passare il piatto al cameriere.

Passate mai lo stetoscopio a un medico? E il piatto a un cameriere?

Il post è dell'anno scorso e ha raggiunto 66.000 (sessantaseimila) like e 21.000 (ventunomila) condivisioni. Un post creato probabilmente per creare empatia, per farvi dire dal primo rigo (‘ho fatto per 11 anni il cameriere’): POVERINOOOO 11 anni buttati. Un post da condivisione, più o meno come i fantomatici articoli acchiappalike delle testate online ormai del tutto fuori controllo. Un post dall’atteggiamento melense, con aria triste da libro cuore tutto creato per farci condividere la storia di un poveretto che ha fatto ... nientepopódimenoche ... il cameriere.

Continua così la ruota che pone il lavoro del cameriere nel punto più basso della produzione e del valore del lavoro. Continua a girare così la ruota che inizia fin dalle scuole medie, dove orde di professori sentenziano: “suo figlio? Meglio un istituto tecnico al massimo un alberghiero”.

Continua l’Italia delle lamentele, continua il paese che vorrebbe vivere di turismo, ma ancora non s’è capito sti turisti chi li fa mangiare. Perché tutto possiamo fare, ma il cameriere no! Giammai!

State in pace con voi stessi, passate pure il piatto al cameriere, ma continuate a dargli del tu, a chiamarlo col fischio o lo schiocco delle dita. Continuate a chiedere lo sconto o più vino nel bicchiere ... ma passategli il piatto!!!