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WINE DISASTER No. 7 - Gli agenti di commercio

Wine Disaster: Una raccolta di 10 casi eclatanti che dividono il mondo del vino.

WINE DISASTER No. 7 - Gli agenti di commercio

Giacca e cravatta i veterani, hipster e modaioli i newbie, gli agenti di commercio sono stati per decenni gli unici mercanti del vino in Italia.

Famosi per gli assalti nei locali, i buoni consigli sugli acquisti di Natale e il chiacchiericcio tipico da gossip che (ahinoi) intacca anche questo settore, sono i grandi esodati della crisi post-pandemia e i più minacciati dall’avanzare delle tecnologie.

Ma chi si cela dietro questi abiti da bon vivant e soprattutto, avranno un futuro le loro valigette magiche?

Cominciamo col dire che l’agente di commercio è il protagonista delle “piazze di spaccio enogastronomico”, un po’ psicologo e un po’ politico, braccio armato delle Aziende agroalimentari e rappresentante della più autorevole categoria di professionisti in materia.

WINE DISASTER No. 7 - Gli agenti di commercio

Però, come spesso capita quando si passa dalla teoria alla pratica, un susseguirsi di insidie e mode hanno stravolto anche questa schiera di “intoccabili”, precipitando verso il fondo proprio durante il corso di questo nefasto 2020, causando all’intero settore danni irreparabili e minacciandone l’esistenza stessa.

Perché? Sotto la tutela della ”debole” dicitura ENASARCO, l’agente di commercio è tenuto ad iscriversi per acquisire i suoi diritti, ma resta assolutamente scoperto da un’innumerevole serie di imprevisti, puntualmente tutti registrati quest’anno. In più, inquadrando meglio il personaggio, poco si è fatto per ravvivare questa categoria che, sciolta da ogni obbligo di formazione, ricerca, dovere o principio, è finita per diventare parcheggio di tanti incapaci. Risultato? Un esercito non qualificato pronto ad inflazionare e dissacrare uno degli ultimi baluardi del Made in Italy: il vino.

Una situazione asimmetrica in cui non si genera economia di scala, ma ci arrangia giorno dopo giorno nella spartizione di quel poco che resta del mercato, ricalcando i disastri che hanno toccato altri settori quali quello immobiliare ed assicurativo, speculando su un’intera filiera destinata ad implodere.

Ecco così che negli anni abbiamo assistito a quanto segue: Locali stracolmi di merce pur di raggiungere quello sconto o ordine minimo, omologazioni di etichette che accomunano dal ristorante al panettiere le solite stesse referenze, un increscioso gap formativo in cui i gestori conoscono sì il prezzo ma non cosa inseriscono in carta, ed infine come non citare… le famose promo di Natale!

Ma quest’anno in cui abbiamo sentito parlare tanto di delivery, di e-commerce e di cashback, che fine hanno fatto gli agenti di commercio? La parola giusta è proprio questa, la fine.

Fine di un’era in cui si sfruttava l’ignoranza in materia per rilanciare su ordini e prezzi in quanto la rete offre un ventaglio di informazioni che lascia alle chiacchiere del venditore vita molto breve.

Fine del vortice di consumi indotto dalle festività, in quanto l’unico picco realmente d’interesse quest’anno è stato quello relativo ai contagi.

Fine dei grandi numeri, dei lunghi pagamenti e delle grandi aspettative, le piazze di quest’anno hanno parecchia fame ma non è relativa ad un’altra fattura d’acquisto.

Quale futuro, quindi, per gli agenti di commercio del post-pandemia? Lo stesso che vale per tutti gli altri settori: flessibilità, identità e formazione.

Flessibilità, sì, perché è da considerare anacronistica la vecchia routine trascorsa in auto tra un locale e l’altro nella speranza di strapparsi la provvigione della giornata. Bisogna piuttosto ricercare nei nuovi mezzi una migliore organizzazione e soprattutto ottimizzazione delle proprie risorse.

Identità, altro tassello chiave. Perché anche il barbiere negli anni si è trasformato in “Hair stylist” ed è contraddistinto dal palo bianco, rosso e blu; il pizzaiolo ha finalmente riconosciuto la sua arte bianca ed è diventato “Maestro Pizzaiolo”; il barista è diventato “Bartender”; mentre chi rappresenta il vino gira ancora come un neolaureato broker finanziario, carico di scartoffie e con quell’aria da reverendo. Ci si illude forse di convincere ancora qualcuno nel 2021 con giacca e cravatta?

Infine, il più importante anche se spesso sottovalutato aspetto di una carriera: la formazione.

Perché è vero, forse non ti sarà servito imparare il Latino al Liceo o l’algebra allo Scientifico, ma hai tremendamente bisogno di educazione per poter affrontare questo lavoro nel futuro. Prima lezione suggerita: in vigna!

Chissà se, rispettando a dovere queste 3 regole, i nostri amati agenti di commercio resisteranno alla tremenda onda d’urto in corso. Nel frattempo, mi auguro una buona parte di loro crei finalmente anche nel settore vitivinicolo la prima Comunità di rappresentanti e Brand Ambassador.

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