Chianti Classico Donne in Quota - a Lamole, gli assaggi

Marina Alaimogio 29 apr 2021

Quattro donne del Chianti, appassionate e molto diverse tra loro, si uniscono per raccontare l’espressione di questa tipologia di vino ad altitudini più elevate. Sono Susanna Grassi dei Fabbri a Lamole, Serena Coccia di podere Castellinuzza a Lamole, Sofia Ruhne dell’Azienda Agricola Terreno in Greve in Chianti, Sophie Conte della cantina Tregole in Castellina in Chianti.

Per raccontare questa realtà, e la loro voglia di comunicarla unendosi, hanno organizzato l’evento Chianti Classico Donne in Quota, tenutosi presso il Castello di Lamole, una piccola rocca, quasi fiabesca nell’aspetto, che affaccia sulla valle di Greve, a 600 metri di altitudine. Oggi è una azienda turistica che offre l’opportunità di alloggiare nelle camere sia del castello, che delle casette sparse nel piccolo borgo che lo circonda. Da qui si riesce ad avere piena visione del territorio e di quanto le nostre donne del Chianti da alta quota vogliono trasmettere, bellezza dei luoghi, storia con radici antichissime e importanti per la Toscana, ricchezza di biodiversità compresa nei boschi che predominano il paesaggio e poi le bellissime vigne sparse a macchia di leopardo.

In questo areale compreso tra i 500 e i 600 metri di altitudine, il Chianti assume un suo carattere fine, sottile, senza perdere la verve volitiva del sangiovese, e si avvantaggia delle escursioni giorno notte che aiutano a difendersi dall’innalzamento delle temperature dovute al cambiamento climatico.

Di ogni produttrice racconto gli assaggi che più mi hanno colpito.

Susanna Grassi è la produttrice ad avere le vigne più alte

Vanno da 450 a 680 metri sulla collina di Casale, proprio di fronte il Castello di Lamole. In famiglia sono vignaioli dal 1620. Susanna rappresenta l’undicesima generazione e, come spesso accade, dopo aver lavorato per un certo periodo della propria vita altrove e in tutt’altro settore - quello tessile di alta fattura - ha sentito fortemente il richiamo delle proprie origini nel Chianti.

I Fabbri è il nome con il quale la gente del luogo identificava la sua famiglia, nonno e bisnonno erano appunto artigiani del ferro in una comunità rurale dove bisognava essere autosufficienti. Lei è la prima donna a condurre l’azienda che produceva per lo più vino sfuso. Essendo ben consapevole del valore delle proprie vigne e della finezza del vino prodotto, dà una virata alla storia dei Fabbri etichettando in proprio e puntando a vini di grande espressione.

E ci è ben riuscita considerando gli assaggi fatti in questa giornata. Sono 35.000 le bottiglie prodotte all’anno nell’areale di Lamole, dove preserva gran parte delle vecchie vigne, insieme ad altre di impianto più recente - tra i filari solo sangiovese e canaiolo. Tutte le etichette prodotte hanno la certificazione biologica. Due le etichette presentate in questa occasione: Chianti Classico Terre di Lamole 2018 e Chianti Classico Riserva 2016.

Chianti Classico Riserva 2016 I Fabbri

Dalle vigne più vecchie, etichetta di punta per Susanna. Un Chianti di altissimo spessore, che mette insieme austerità e finezza, profondo sia al naso che nel sorso. Particolarmente espressivo, apre sui profumi fruttati di ciliegia croccante, ma anche lampone, seguiti da una vena di humus, poi i toni floreali nei colori della violetta e sottili accenti di anice stellato. Il sorso sa coinvolgere, profondo e succoso allo stesso tempo, con tannini compatti e di gran razza, mantiene un bellissimo equilibrio che incuriosisce a lungo la beva.

Serena Cocchia di Podere Castellinuzza ha le vigne più vecchie.

Fino a 150 anni, protette e portate avanti con grande rispetto e consapevolezza del valore che rappresentano. La sua è una famiglia che viene dalla mezzadria, dove il mezzadro lavorava per guadagnare il 50% del raccolto.

Racconta che, mentre nel resto del territorio del Chianti si è avuto un forte abbandono delle terre, da Lamole nessuno è andato via. La gente qui ha mantenuto un fortissimo legame con le proprie radici e con la vigna, con il paesaggio che a guardarlo sembra che il tempo si sia fermato.

Podere Castellinuzza, a Lamole, era appunto una casa colonica dove la vigna si coltiva su terrazzamenti con pendenze del 30%. Con la caduta della mezzadria negli anni sessanta, suo nonno acquista il podere, comprendente tre ettari di vigneto a 600 metri s.l.m., e due di oliveto. Sottolinea più volte l’affezione verso le vigne vecchie, forti e profondamente espressive, capaci di dare molto in termini di qualità su questi terreni sabbiosi. Le prime bottiglie di Chianti con etichetta sono state prodotte da suo nonno subito dopo avere acquistato la proprietà, annate 65 e 66. Pertanto i Cocchia preservano una notevole esperienza di vignaioli in Lamole, oggi preziosa nel progetto di Serena di valorizzare questa bellissima realtà.

Le etichette in degustazione sono: Chianti Classico 2018 e Chianti Classico Vigne Vecchie2016.

Chianti Classico 2018

un Chianti notevole, di grande finezza al naso, ampio, esordisce con eleganza sui toni della rosa, poi ribes, rabarbaro, spezia appena accennata nei toni della liquirizia. In bocca è ben centrato, dinamico, agile nel portamento che batte un ritmo serrato sui tannini precisi e ben calibrati, vivace nella freschezza integrata con equilibrio nel vino, si fa sorseggiare lungamente riportando quel tocco di rosa così gradito in apertura.

Sofia Runhe è la straniera.

La bella svedese innamorata del Chianti. Figlia di un armatore che tornava più volte in questo territorio con la famiglia, folgorato dalla bellezza dei luoghi e dal senso di pace che infondono. In effetti l’azienda agricola Terreno è ad appena mezz’ora di macchina da Firenze, quindi offre la possibilità di vivere in questo contesto rurale pur potendo raggiungere in breve la meravigliosa Firenze, il salotto d’Italia.

Sofia è arrivata qui nel 1988 ad occuparsi dell’azienda e in breve ha dovuto imparare a condurre la cantina e le diverse attività che le girano intorno. Ha assaggiato e studiato tanto per capire. Riuscire a fare squadra con i vignaioli locali per una donna straniera non è stata proprio una passeggiata, le grandi difficoltà e i risultati raggiunti attribuiscono un grandissimo valore a questa donna sempre sorridente e pronta ad accogliere con generosità.

L’azienda Terreno fa anche enoturismo, si può dormire in questo piccolo angolo di paradiso, curatissimo, tra orto, vigne e godere della cucina di Francesco Galli che la mattina si vede raccogliere ortaggi e verdure che poi ci si ritrova nel piatto. Sul crinale di Montefiorallo, appena si entra nel territorio di Greve in Chianti, si raggiunge Terreno. Sillano è la vigna più alta, 500 metri, sul versante sinistro del fiume Greve, dove il suolo è ricco di galestro. E’ l’ultima vigna ad essere vendemmiata e, in occasione di Donne in Quota, Sofia ha presentato questo cru in anteprima assoluta. La 2017 è la prima annata in commercio ed è il primo progetto curato totalmente da lei.

Sillano Chianti Classico Riserva 2017 Terreno

Dal carattere tutto proprio, intrigante e leggiadro, riconoscibile, decisamente minerale. Cristallino nei profumi e nella trama, la grafite fa da motivetto ritornante sul quale scorrono le note salmastre, di ciliegia e pepe a seguire. Il sorso punta alla finezza con un andamento austero, scintilla sul riverbero della mineralità, succoso e scattante sulla spina della freschezza mentre la trama tannica fitta e ben calibrata porta ritmo e dinamicità. Lungo, molto piacevole, un esordio incoraggiante per la brava Sofia.

Sophia Conte è la più giovane.

Tregole è la sua azienda a Castellina in Chianti. La cosa più difficile, ci dice, è stata farsi ascoltare essendo entrata ad occuparmi dell’azienda a 25 anni - una donna giovane in un contesto rurale è ancora una nota stonata.

A Tregole i suoi genitori coronano la propria storia d’amore, fortemente voluta in questo territorio, dove sono arrivati ai tempi degli studi universitari. I vigneti vanno dai 500 ai 600 metri sul crinale che volge verso Siena ed affacciano su Radda. E’ un azienda con una storia molto antica, nasce come torre longobarda nei primi anni 1000, per due secoli è appartenuta alla famiglia Palagi. Poi ha cambiato diverse proprietà. I genitori nutrono una forte sensibilità verso l’arte, lui architetto e lei restauratrice, hanno seguito un accorto e impegnativo restauro della proprietà, oggi bellissima, con 5,5 ettari di vigneto. Si utilizzano sia le vasche di cemento che le botti grandi per la vinificazione e l’affinamento dei vini, verticali, dritti con acidità e tannini importanti, quindi esigono tempo per esprimersi. I suoli sono particolarmente vocati, sassosi, ricchi di galestro e alberese.

Sophia ha presentato le etichette Chianti Classico 2017 e Chianti Classico Riserva 2015.

Chianti Classico Riserva 2015

Ben centrato e fitto, va atteso nel bicchiere. Al naso piace molto il tocco di cenere e rosa in apertura seguito dalla marasca, il rabarbaro e la spezia di chiodo di garofano. Si fa apprezzare il sorso nella sua verticalità, affilato e succoso, riporta quel timbro piacevolissimo di cenere e si allunga sui toni sapidi con vigore.

Oltre ai vini, di queste donne mi ha colpito la luce che emanavano, singolarmente, quanto nell’insieme.

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