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Sospensione fitti, pagamenti ai fornitori, comprare solo italiano. Non è questa la soluzione, l'unica possibilità che abbiamo è cacciare le palle.

Sospensione fitti, pagamenti, comprare solo italiano. Non sono queste le soluzioni che ci salveranno

Sospensione fitti, pagamenti ai fornitori, comprare solo italiano. Non è questa la soluzione, l'unica possibilità che abbiamo è cacciare le palle.

In queste ore stanno prendendo piede diversi ragionamenti pericolosi nel mondo della ristorazione e perdonatemi se scrivo a nome di tutti noi, ma da imprenditore e commerciante (anche se di un settore diverso) vi dico che siamo tutti nella stessa barca e mi piacerebbe ragionare insieme per aiutarci alla ricerca di soluzioni:

- Sospensione, congelamento pagamenti ai fornitori, assegni e cambiali.

I nostri fornitori, sono commercianti e imprenditori come noi che hanno le nostre stesse spese, i nostri stessi dipendenti e stanno affrontando le nostre stesse criticità. Lo stato non può approvare misure del genere perché sarebbero unilaterali e a favore di una singola categoria e seppur possa sembrarvi una opzione logica, quello che non pagheremo lo andremo a levare ad altri che non potranno pagare a loro volta le loro spese. Immaginiamo lo scenario in cui tutti, ogni genere di commerciante, perché ne siamo coinvolti tutti in maniera indistinta, per avere liquidità e respiro, smettessero di pagare ogni tipo di servizio; si innescherebbe un meccanismo a catena che porterebbe al blocco totale della liquidità nel paese e questo non possiamo permettercelo, anche perché alla ripresa non esisterebbe più nessun cliente con possibilità di spesa. E' quindi questa la soluzione?

- Sospensione canone di locazione dei locali

Potrebbe sicuramente alleviarci di una spesa importante, ma un solo fitto sarebbe la panacea ad ogni male?

Per poter avere un effetto concreto dovrebbero essere sospesi a tempo indeterminato, in maniera tale da poter contare su un gruzzoletto concreto per poter fare una nuova programmazione di tutte le voci a bilancio, ma dubito seriamente che quell'unica voce depennata dalle nostre spese riuscirebbe a coprire il fabbisogno di liquidità delle nostre attività al punto da avere una disponibilità tale per poter pagare dipendenti, fornitori etc etc.

Inoltre questo mancato pagamento sposterebbe semplicemente il problema dalla tasca dei locatari a quella dei proprietari, che a loro volta, probabilmente fanno affidamento su questo introito per sostenere spese personali, pagare mutui e in alcuni casi avere liquidità garantita a fine mese per le loro aziende. In parole povere spostiamo il problema a un'altra categoria e per effetto domino ci troveremmo comunque a penalizzare un comparto economico importante.

Certo ben vengano i proprietari che avendone la possibilità in maniera solidale possono fare a meno del canone o rimandarle la riscossione fino alla fine dell'emergenza, per poter essere vicini e a sostegno del proprio inquilino e aiutarlo nella ripresa, ma non può essere preteso come un diritto, in moltissimi casi ci campano anche loro.

- Comprare solo italiano

Se in questo preciso istante in cui tutto il mondo è coinvolto in questa crisi ogni paese si indirizzerebbe verso una scelta del genere, sapete chi sarebbe a perderci più di ogni altro?

La risposta è semplice, noi italiani.

L'italia ha un bilancio positivo di circa 40 miliardi di dollari nel rapporto import/export. In parole povere vendiamo molto più di quanto acquistiamo. Questa soluzione indebolirebbe ulteriormente il sistema ITALIA e non possiamo permettercelo. Certo è, che tutto quello che al momento non possiamo importare, sarebbe un bene e un valore aggiunto economico importante venisse prodotto in Italia, così come alcune aziende si stanno reinventando in tutto il mondo per sopperire alla mancanza di commercio internazionale.

Essere flessibili, può generare ricchezza.

In questo momento le uniche attività che sembrano non essere toccate dalla crisi sono quelle di commercio alimentare al dettaglio, ma tra un mese sarà ancora così? No, perché i licenziamenti riguardano (e riguarderanno) ogni settore e in una nazione che è da diversi anni in crisi, una crisi a cui ci siamo abituati, dopo questa fase iniziale in cui c'è stato l'assalto agli scaffali, presto le persone già economicamente precarie inizieranno a fare la spesa centellinando gli acquisti, quella di questi giorni è un'illusione di abbondanza.

Vedete cari amici ristoratori, la situazione nel complesso è molto complicata e se osservassimo ogni singola iniziativa a 360°, senza neanche scervellarci più di tanto, ci renderemmo conto che fanno acqua da tutte le parti e non esiste una soluzione che possa fare il bene di tutti e tanto meno possiamo pretendere azioni destinate al bene di pochi.

L'economia deve essere circolare, qualsiasi comparto importante per la nostra economia in questo momento sta soffrendo e nessuno di noi purtroppo può permettersi di uscirne indenne o di tirarsi fuori dalle perdite inevitabilmente sanguinosissime che riguardano il nostro paese, i suoi cittadini e il mondo intero.

Oltre a essere un amante del food sono un imprenditore in commercio da più di 20 anni molto preoccupato che lavorando nel settore delle materie prime soggetto ad oscillazione delle borse, sta soffrendo da un bel po' per l'emergenza internazionale sin dalle prime avvisaglie di qualche mese fa, ma non dobbiamo perdere in lucidità, ogni nostra scelta deve essere ragionata a 360° perché quello che leviamo da una parte ce lo troveremo mancante altrove.

Io comprendo benissimo che alcuni di noi abbiano sposato subito alcune di queste linee di pensiero, molte ci fanno comodo a nessuno piace perdere e pagare per servizi di cui non usufruirà e in questo caso, la rabbia si fa sentire ancora più forte perché ci si sente impossibilitati dal poter reagire, lottiamo contro qualcosa di invisibile e la crisi si prospetta lunga e difficile, ma evitiamo di incanalarci in questi pensieri unilaterali che alimentano inutili malcontenti.

Uno Stato per forza di cose deve tutelare ogni singolo individuo e avere una visione globale del problema e queste misure non possono ne potranno mai essere adottate.

I tempi erano difficili già prima dell'emergenza sanitaria, il lockdown evidenzia e amplifica problemi li dove erano già esistenti e ne crea a chi ne ignorava l'esistenza.

Lo Stato ci sosterrà per quel che potrà fare, favorirà l'accesso al credito, ci sarà qualche sgravio fiscale, ma è inutile e impensabile sperare che qualcuno possa risolvere in toto i nostri problemi, riguardassero una singola categoria, gestendo le risorse, le altre se ne potrebbero far carico ma purtroppo non è cosi, e pensare a soluzioni improbabili ci leva energie e forze utili da destinare alla nostra causa.

Alla fine di questa storia saremo tutti più poveri, e probabilmente vedremmo dimezzare il nostro capitale, purtroppo non vi sono altre strade da percorrere.

Dobbiamo reagire e a prepararci alla sfida del secolo, la lotta più grande a cui la nostra generazione sia mai stata chiamata. Non è levandoci l'uno con l'altro che ne usciremo, non possiamo pensare che la soluzione sia il gioco della sedia, perché qua la musica rischia di fermarsi per tutti e potremmo ritrovarci senza esclusioni culo a terra.

Soluzioni? Nessuno di noi ne ha, le criticità sono tante e riguardano tutto il sistema Italia. In questo momento chi è fermo a casa, obbligato alla serrata si sente le mani legate e nonostante abbia voglia di spaccare il mondo, non può fare molto, ma piccole azioni per farsi trovare pronti alla ripresa possono essere compiute ogni giorno e non sono per niente banali. Tipo? Sfruttare questo stop per migliorare la propria reputazione digitale, interessante tema su cui Cristian Gadau founder di The Best Chef , ha scritto un interessante analisi pubblicata su queste pagine. Altra soluzione potrebbe essere rivedere la proposta gastronomica del vostro ristorante strutturando nuovi menù che possano essere "spediti" a casa dei vostri clienti.

In questi giorni tutti quanti ci stiamo cimentando ai fornelli e per evitare di sprecare cibo potreste trasformare la vostra famiglia nella giuria perfetta a cui sottoporre i vostri piatti, per provare a creare un menù che possa far saltare dalla sedia i vostri commensali alla riapertura.

Perché pensateci, al ritorno saremo tutti più poveri, le uscite avranno una minore frequenza, e saranno sempre meno i clienti che saranno disposti a spendere senza informarsi adeguatamente prima di recarsi in un ristorante e solo chi si giocherà ogni carta a disposizione riuscirà a vincere questa battaglia.

Amici miei, siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo un'unica possibilità: CACCIARE LE PALLE.

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