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Opere di bene ai tempi del Coronavirurs, perché è importante comunicarle?

Opere di bene ai tempi del Coronavirus, perché è importante comunicarle?

Opere di bene ai tempi del Coronavirurs, perché è importante comunicarle?

In questi giorni su foodclub.it stiamo dando molto spazio a chiunque nel settore della gastronomia si stia adoperando in azioni benefiche per la comunità.

I commenti a queste azioni sono sempre gli stessi, c'è chi si complimenta e chi critica:

"LO FA SOLO PER PUBBLICITÀ"

"LA BENEFICENZA SI FA IN SILENZIO"

Ipotizziamo che sia vero, diamo per certo che le persone più abili e senza scrupolo disposte a tutto pur di avere anche in questo momento visibilità, sfruttino noi che raccontiamo per avere un ritorno d'immagine.

Secondo voi, ai destinatari di queste opere, pensiate interessi qualcosa del "perché lo si faccia" o per loro conti solamente il fatto?

Spesso chi riceve non sa chi è a donare, Il bisognoso e chiunque ne abbia necessità tra l'azione di inveire contro chi si adopera nel fare qualcosa di utile (a prescindere dall'obiettivo personale) e quest'ultimi, chi preferirà?

Vedete anche io penso che qualcuno lo faccia per un ritorno d'immagine, ma nel momento in cui questa azione non nuoce e fa solo del bene, a prescindere dall'obiettivo riceverà sempre il mio sostegno e sarà pubblicato su foodclub.it.

Amici miei, sottovalutate lo spirito di emulazione, certe storie vanno raccontate proprio perché spesso inducono altri ad agire.

Quindi fatemi una cortesia personale, se qualcuno vi offende date pure la colpa a me, tappatevi le orecchie e continuate a dare e a comunicarcelo, perché in questo momento l'unica cosa che conta è l'obiettivo, le polemiche non producono beneficio.

Che sia un pezzo di pane, che sia una pizza, che sia una busta di viveri, non conta quanto, conta farlo, ADESSO.

Qualcuno mi ha scritto che donare 4 pizze sperando di riceverne pubblicità non è un'opera di bene.

Una pizza è solo una pizza, un pezzo di pane è solo un pezzo di pane, una zeppola è solo una zeppola, ma quando induce sollievo e per un attimo ci rende liberi dalla tensione emotiva allora, una pizza non è solo una pizza, un pezzo di pane non è solo un pezzo di pane... e una zeppola non è solo una zeppola. Quindi mi ripeto, non mi interessano i motivi di chi dona, ma l'esigenza di chi riceve.

Eccomi, "sfruttatemi" pure per farvi pubblicità.

Non si possono misurare le opere in grandezza, e se molti doneranno anche un singolo frutto perché ingolositi dal poter ricevere un'articolo, io ne scriverò una notizia affinché altri seguano.

Fare del bene, non sarà mai un male.

Eccovi alcune azioni ispirate dal leggere di persone che fanno del bene:

Opere di bene ai tempi del Coronavirurs, perché è importante comunicarle?

Scrive Rosario Giannattasio della pizzeria Acqua&Farina a Vicenza: "Buongiorno, ieri sera con i miei ragazzi abbiamo sentito l'esigenza di fare un'opera di beneficenza all'ospedale di Vicenza mandando 60 pizze per i medici e gli infermieri che ci stanno proteggendo, i nostri eroi.

Come sai investiamo tanto in pubblicità e questa non era di certo un'azione per ricevere qualcosa in cambio, ma stamattina ho letto il tuo post, che agire in opere di bene in questo momento è importante ed è importante anche farlo sapere per invogliare altri a farlo e da qui ho preso la decisione di di farlo sapere, in questo momento anche un piccolo gesto può aiutare il prossimo, speriamo che altri seguano e diano un contributo per come possono e per quanto possano"

Opere di bene ai tempi del Coronavirurs, perché è importante comunicarle?

Giuseppe Marras di La Gourmerì a Sassari:

" Esattamente, le azioni virtuose vanno raccontate, la nostra società né troverebbe un grande vantaggio.

Se posso ti racconto nel nostro piccolo cosa è successo qua. Noi abbiamo deciso di chiudere i locali il 9, ancora prima che arrivasse il decreto di chiusura , lo abbiamo fatto per senso civico, responsabilità e impossibilità di garantire la sicurezza dei clienti, dei collaboratori e nostra.
Volevamo essere un segno, ci vantiamo di essere diversi , lo dobbiamo essere in tutto. Last but not least, Marketing, sì perché siamo imprenditori e in ogni mossa che facciamo ci dobbiamo anche calcolare un margine di ritorno (che non significa per nulla essere avidi) visto che questa chiusura è un investimento che non abbiamo deciso noi e che ci sta costando tanto, se nel prossimo futuro ci dovrebbe stare un ritorno non necessariamente economico, non sarebbe un peccato , anzi.. risultato? Appena fatto, il primo giorno, sentivamo un misto tra paura di passare come opportunisti (lo abbiamo comunicato selle nostre pagine lanciando un messaggio) e essere realmente degli eroi..
Subito mi hanno scritto altri colleghi che avevano il dubbio se chiudere o meno e dopo di noi hanno deciso, nel giro di 2 giorni in tanti tra bar e ristoranti hanno chiuso seguendo noi, dando un segno di serietà e servizio verso la comunità, dimostrandosi uomini liberi che agiscono autonomamente ancora prima che le decisioni vengano imposte, anche a rischio di pagarne le conseguenze.
Ecco tutto questo pippone per dire che le cose buone sono contagiose e vanno raccontate, se non vogliamo autocelebrarci impariamo a fare PR e saranno gli altri a raccontare ciò che facciamo"

Opere di bene ai tempi del Coronavirurs, perché è importante comunicarle?

Filippo Baroni, del ristorante Mater:

"Buongiorno, mia breve esperienza personale: sono un ristoratore con alcuni locali ovviamente chiusi, ristoranti, bar, alberghi.. situazione difficile (come per tutti ovviamente). Due fatti mi colpiscono particolarmente in questo periodo. 1 Donazioni da parte di chi ha: Esselunga, Berlusconi, Gucci ecc..2 Niko Romito che pubblica: "io non so cucinare a casa". Da questi 2 fatti mi sono detto: Cosa faccio io? Di certo non posso donare milioni come i grandi nomi sopra citati, di certo non posso cucinare a casa (forse Niko Romito scherzava, ma effettivamente, io non so cucinare a casa, attrezzature, materie prime, ecc...Quando si fa un piatto che ci vogliono giorni per il risultato, in casa è praticamente impossibile, almeno per me). Ma soprattutto un cuoco fa questo lavoro perchè dona il suo lavoro per altri. Sono ritornato nel mio laboratorio di panificazione, ho riacceso il tutto e adesso produco schiacciate e pane che dono alla caritas e alla misericordia per i più bisognosi. Perché lo faccio? perché ho visto altri donare quello che avevano (soldi nella maggior parte dei casi). Io ho farine e attrezzature...E quindi faccio quello che posso. Dono il mio lavoro. Non abbiamo fatto pubblicità, ma sicuramente adesso la faremo, anche qui su foodclub.it perché grazie alla pubblicità di quei grandi nomi sono qui ora a donare (quel che posso). Serve per esempio, per far smuovere altri. E spero che pubblicizzando quello che facciamo noi, possa smuovere anche altri.In un momento così critico non falciamo le gambe anche a quelli che fanno del bene. #io non so cucinare a casa."

Altre notizie a cui abbiamo dato spazio in questi giorni difficili, senza alcuna differenza, dal pizzaiolo di quartiere allo chef tre stelle Michelin perché fare del bene fa bene a prescindere da chi lo fa e per cosa lo faccia. Amen

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