Ristoratori, non vi affannate a fare i dehors, perché poi ve li faranno togliere!

Nunzia Clementegio 29 apr 2021

A partire dallo scorso 26 aprile, la quasi totalità delle regioni italiane rientra in zona gialla; qualcuna resta in zona arancione e poi esiste l’esempio apparentemente inspiegabile della Sardegna, che ha coperto tutto l’arco cromatico da bianco a rosso in pochissimo tempo. Vi siamo vicini, amici sardi.

Il Whaterver it takes che ha accompagnato l’ascesa di questo governo (lo so, lo so che state canticchiando la canzone), ha portato una nuova modalità per la ristorazione di fruire della zona gialla. Sto parlando della dibattutissima questione del servizio ai tavoli, che per il mese di maggio 2021 (queste dovrebbero essere le indicazioni fino a nuovo ordine) si “veste”, o meglio si “sveste”: in pratica, è consentito il servizio ai tavoli soltanto nelle aree esterne a ristoranti, ai bar, ai pub e quant’altro. Niente consumazioni all’interno del locale, niente tavoli all’interno del locale.

Gioia per agriturismi e tenute dell’entroterra che, facile da prevedere, saranno letteralmente presi d’assalto durante questo weekend del primo maggio. E ci va anche bene: durante le “mezze riaperture” loro hanno avuto grosse difficoltà, prima coi divieti interprovinciali (solo campani), poi letteralmente dimenticati ed irraggiungibili anche a causa dell’inverno. Gioia anche per i ristoratori che hanno spazi esterne (pedane per appoggi, ingressi, dehors utilizzati precedentemente come interni grazie a pareti amovibili) che si stanno industriando con felicità per accogliere al meglio i propri ospiti. E devo dire: un entusiasmo davvero palpabile, non so darvi torto.

Per molti altri esercenti, continua a non essere un periodo felice. Tradotto in parole povere: se hai lo spazio esterno, apri. Se non ce l’hai, ti fotti e continui come hai fatto in zona arancione e rossa, asporto e domicilio. Per quanto riguarda la città di Napoli, capoluogo di gran parte dei nostri Foodclubbers, ho analizzato la questione in un pezzo per Dissapore, tratteggiando una realtà dove i ristoratori del Centro Storico (il più grande d’Italia, mica cazzi) resteranno tutti chiusi, o quasi.

Ma la faccenda si allarga a macchia d’olio, se prendiamo in considerazione fattori più o meno rilevanti e diverse casistiche. Non è affatto scontato avere uno spazio esterno dove far accomodare i clienti; per di più, non è affatto scontato avere uno spazio esterno che si presti in maniera idonea al consumo al tavolo da parte dei clienti.

Vi faccio un esempio: ammettiamo che un bar/pasticceria mediamente frequentato, di buona qualità, sia collocato su una strada ad alta frequentazione di auto e rumori vari. Potenzialmente, in tempi normali, è quella che chiameremmo una attività collocata in maniera ottimale: traffico mattutino per le colazioni, caffè al volo, dolci da ritirare alla bisogna, il posto perfetto per incontrarsi e prendere qualcosa tra un lavoro e l’altro. Ammettiamo che questa attività abbia la possibilità di occupare il marciapiedi antistante la sua attività con due tavolini, uno a destra e uno a sinistra dell’ingresso.
Io mi farei un paio di domande:

1. Okay, pare che il virus da COVID-19 abbia possibilità molto inferiori di infettare all’aria aperta. E tutti gli altri agenti esterni? Smog, gas di scarico vari, particelle sottili perennemente sotto accusa, soprattutto nelle città?

2. Ricordiamoci sempre che l’inquinamento dell’aria rappresenta una voce importante nel bilancio globale e che respiriamo sì con la mascherina, ma comunque con naso e bocca e all’esterno siamo continuamente sottoposti a questi agenti.

3. Alla luce di quanto appena detto, siamo davvero sicuri che mettere i tavolini all’esterno sia davvero la soluzione più igienica in senso assoluto?

Va da sé che, ovviamente, ogni situazione è diversa dall’altra ed ognuno si sta attrezzando come può e DEVE fare: c’è chi sfrutta spazi destinati alle aree parcheggio, c’è chi ricava terrazze, insomma. Se queste sono le modalità provvisorie, i ristoratori fanno bene ad attrezzarsi. Sono consci anch’essi che non è il modo migliore di offrire un servizio ai propri clienti, ma da qualche parte si dovrà pur iniziare.

L’altro tasto dolente da toccare è la regolamentazione per l’utilizzo degli spazi pubblici da parte delle amministrazioni cittadine: un fatto non da poco, circa ogni estate in ogni città/paese ci sono battaglie per la riduzione delle tasse per il pagamento dell’occupazione del suolo pubblico e, quindi, favorire quella che viene chiamata impropriamente movida. Siamo davvero sicuri che permetteranno ai ristoratori che – lo ripeto fino allo sfinimento: giustamente – hanno posizionato quanti più tavoli possibili in strada di occupare il suolo pubblico ad oltranza?

Regolamenteranno la norma a sufficienza?

Oppure vi diranno, appena cambieranno le acque, di smontare tutto rendendovi praticamente la vita impossibile dopo aver fatto un ulteriore investimento di tempo, fatica e denaro?

Propendo pe un fiorire di ordinanze comunali che andranno in tale direzione.

Il quadro non è proprio confortante; abbiamo testimonianze di ristoratori? Con o senza dehors, non facciamo distinzione: tutti state pagando uno scotto importante.

Per chi ce l’ha: come si va col dehors?

Per chi non ce l’ha: si poteva fare qualcosa di meglio, forse?

Nel frattempo, la situazione del servizio solo all’aperto dovrebbe durare per circa un mesetto, fino al 1° giugno pare. God save the plate, vien da dire.

E sperare che non porti pioggia.

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